Siria: soldato di Assad ucciso in raid USA

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 18:00 in Medio Oriente Siria

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Almeno un soldato del regime siriano è morto e sette sono rimasti feriti in un attacco aereo della coalizione a guida americana contro il gruppo dello Stato islamico avvenuto il 21 giugno.

Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di “esplosioni” a 30 miglia da Palmira, l’antica città storica liberata per la seconda volta dall’ISIS, il 2 marzo 2017, dopo un assedio di una settimana da parte delle truppe siriane, supportate dalla Russia. “La postazione [dell’ISIS] che è stata presa di mira è a soli 20 chilometri dalla regione di al-Tanaf”, ha riferito il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, aggiungendo che il bilancio delle vittime potrebbe aumentare, poiché numerosi feriti versano in “gravi condizioni”. Nella provincia di al-Tanaf si trova la base militare della coalizione internazionale a guida americana che nel 2014 si è stabilita in territorio siriano per combattere l’ISIS.  

Da parte sua, il Pentagono ha negato di aver effettuato l’attacco in questione, dichiarando che in tale area si è verificato unicamente un breve scontro, nel quale non ci sono state vittime. Il portavoce del Pentagono, il maggiore Adrian Rankine-Galloway, ha dichiarato all’Agency French Press che i combattenti ribelli siriani sostenuti dagli Stati Uniti e i consiglieri della coalizione “erano impegnati contro una forza ostile non identificata situata appena fuori dalla zona demilitarizzata vicino al-Tanaf”. I ribelli e i consiglieri della coalizione, sostenuti dagli Stati Uniti, “hanno risposto al fuoco per autodifesa, e in quel momento la forza ostile ha cessato di attaccare”, ha aggiunto Rankine-Galloway.

L’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria ha annunciato un attacco sulla cittadina di Al-Hari, la notte tra il 17 e il 18 giugno, nei pressi del confine orientale tra Siria e Iraq. L’attacco è stato definito una delle offensive più letali nei confronti del regime di Assad. Secondo quanto riportato da The New Arab, 55 combattenti siriani e iracheni sono stati uccisi. Le forze statunitensi presenti in Siria sono parte di un’alleanza con gli arabi siriani e la milizia curda. Tale intesa è finalizzata a combattere contro Stato Islamico, presente nel nord-est di Albu-Kamal. L’esercito del regime siriano, in collaborazione con le milizie iraniane, tra cui Hezbollah libanesi e i gruppi iracheni, avevano allontanato l’ISIS da Albu Kamal e dintorni, nel 2017. Tuttavia, da allora, i militanti dello Stato Islamico hanno messo in scena diversi attacchi nella zona. Per contrastare tali offensive, le forze statunitensi sono stanziate anche a Tanf, nel sud-ovest di Albu Kamal, nel deserto siriano, nei pressi del confine con l’Iraq e la Giordania.

La settimana precedente all’attacco, il 10 giugno, Assad ha dichiarato che considera gli Stati Uniti come un potere occupante nel territorio siriano e che il Paese si trova nella posizione di “sostenere qualsiasi atto di resistenza, sia contro i terroristi, sia contro le forze di occupazione, indipendentemente dalla loro nazionalità”.

L’intervento in Siria di forze straniere ha reso ancora più complesso il conflitto presente nel Paese. Le forze governative siriane fanno affidamento sul sostegno del gruppo militante libanese Hezbollah e sulle milizie regionali organizzate dall’Iran, per condurre la guerra ai ribelli e ai militanti dello Stato islamico. Grandi aree rimangono comunque fuori dal controllo siriano ai confini con l’Iraq, la Turchia e la Giordania. Questi includono le parti del nord-est detenute dalle Syrian Democratic Forces a maggioranza curda e frammenti di territorio detenuti dalle forze ribelli nel nord-ovest e nel sud-ovest.

di Redazione

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