Onu: Assad e i suoi alleati hanno commesso crimini contro l’umanità

Pubblicato il 21 giugno 2018 alle 10:58 in Medio Oriente Siria

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Secondo gli investigatori dell’Onu, il regime siriano del presidente Bashar Al-Assad e i suoi alleati hanno commesso crimini contro l’umanità durante l’assedio del Ghouta orientale.

L’assedio dell’area, situata alla periferia orientale della capitale, è durato 5 anni e si è concluso il 14 aprile 2018, quando Damasco ha riconquistato il controllo dell’enclave. L’offensiva militare, appoggiata dalla Russia, è stata lanciata da Assad per riprendere il controllo dei territori in mano ai ribelli, i quali si oppongono al suo governo nel contesto della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011 e tuttora in corso, ha causato la morte di oltre 1700 di civili, e il ferimento di altre centinaia di persone.

I 400mila cittadini residenti a Douma, città principale del Goutha orientale, hanno vissuto in uno stato di assedio e combattimenti tra forze governative e gruppi ribelli a partire dal 2013. “Dopo la fine dell’assedio più lungo della storia moderna, la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite per i diritti umani in Siria ha condannato il metodo di guerra usato in Siria come barbaro”, hanno dichiarato gli investigatori delle Nazioni Unite. La Commissione d’inchiesta (COI), incaricata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu a marzo di indagare con urgenza sugli accadimenti nel Ghouta orientale, ha reso pubblico, mercoledì 20 giugno, un rapporto di 23 pagine sulle sofferenze dei civili durante l’assedio. “È assolutamente abominevole che i civili assediati siano stati attaccati indiscriminatamente e che gli sia stato negato sistematicamente accesso al cibo e ai medicinali”, ha riferito il capo della commissione, Paulo Pinheiro.

Nell’ultima fase dell’assedio, tra febbraio e aprile 2018, Damasco e i suoi alleati hanno utilizzato tattiche che sono state definite “di natura largamente illegale”, afferma il rapporto. Il metodo utilizzato dalle forze filogovernative “mirava a punire gli abitanti del Ghouta orientale e a costringere la popolazione, collettivamente, ad arrendersi o morire di fame”, sempre secondo quanto riferito dal rapporto dell’Onu. Migliaia di persone si sono ritrovate intrappolate per mesi in ripari di fortuna, come scantinati, con razioni di cibo limitate e un difficile accesso a strutture sanitarie, mentre bombe e missili piovevano su tutta l’area.

Il rapporto conclude affermando che “alcuni atti perpetrati dalle forze filogovernative durante l’assedio al Ghouta orientale, incluse le decisioni volte ad affamare la popolazione civile come tattica di guerra, equivalgono ad atti disumani, una categoria di crimine contro l’umanità volto a indurre gravi sofferenze mentali e fisiche”. Gli investigatori dell’Onu hanno criticato l’utilizzo diffuso della tattica dell’assedio durante tutto il conflitto siriano, entrato ormai nel suo settimo anno e che è risultato nella morte di oltre 350.000 persone. “Centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini siriani in tutto il Paese hanno sofferto per troppo tempo degli effetti perversi e duraturi di questa forma medievale di guerra”, afferma il rapporto. La Commissione delle Nazioni Unite per la Siria, istituita nel 2011, poco dopo l’inizio della guerra civile, ha ripetutamente accusato le parti in conflitto di crimini contro l’umanità.

Nel rapporto pubblicato il 20 giugno, la Commissione ha sottolineato i “crimini di guerra” dei gruppi dell’opposizione armata, come Jaysh al-Islam, Ahrar al-Sham e Hay’at Tahrir al-Sham, che hanno lanciato “attacchi indiscriminati” contro Damasco, causando la morte e la mutilazione di centinaia di civili. “Durante l’intera durata dell’assedio, i gruppi armati hanno regolarmente e arbitrariamente arrestato e torturato civili a Douma, inclusi i membri di gruppi religiosi minoritari, commettendo ripetutamente crimini di guerra quali torture, trattamenti crudeli e oltraggi alla dignità personale”, afferma il rapporto.

Gli investigatori, a cui non è mai stato concesso l’accesso alla Siria, hanno dichiarato di aver basato il report su 140 interviste condotte nella regione siriana e da Ginevra. Hanno anche affermato di aver analizzato fotografie, video, immagini satellitari e cartelle cliniche, oltre a rapporti di fonti governative e non governative. Secondo il report, decine di migliaia di siriani sono ancora detenuti illegalmente dalle forze governative in tutta la regione di Damasco. A seguito di una serie di accordi per l’evacuazione, a 50.000 civili provenienti dal Ghouta orientale è stato permesso di spostarsi nei governatorati di Idlib e Aleppo. Il presidente siriano Bashar Al-Assad non ha ancora commentato il rapporto. Tuttavia, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa ufficiale siriana SANA, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che le informazioni incluse nei rapporti delle Nazioni Unite sulla situazione in Siria non sono attentibili, poichè non sono state raccolte sul campo. “Non ci fidiamo di alcuna informazione nei rapporti delle Nazioni Unite sulla situazione in Siria, perché si basano su comitati che non hanno condotto indagini sul terreno”, ha dichiarato Lavrov durante una conferenza stampa congiunta con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, tenutasi a Mosca il 21 giugno.

 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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