Myanmar: Corte Penale Internazionale fissa scadenza per apertura processo in favore dei Rohingya

Pubblicato il 21 giugno 2018 alle 18:00 in Asia Myanmar

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I giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) hanno chiesto, giovedì 21 giugno, al governo di Yangon di rispondere entro il 27 luglio alla richiesta della Corte di esercitare la propria giurisdizione nel Paese per valutare il caso di presunta deportazione della minoranza musulmana Rohingya.

Dal momento che il Myanmar non è membro della Corte Penale Internazionale, questa non può avere giurisdizione automatica nel Paese. A seguito delle gravi accuse di violazione dei diritti umani che sarebbero state compiute dalle forze di sicurezza del Paese nei confronti della minoranza Rohingya, tuttavia, il procuratore Fatou Bensouda aveva chiesto al governo di Yangon, nel mese di aprile, di permettere alla CPI di indagare sul caso.

“Considerando che il presunto crimine di deportazione avrebbe avuto inizio sul territorio del Myanmar, risulterebbe appropriato ascoltare le considerazioni delle autorità competenti del Paese”, ha sottolineato il procuratore Bensouda.

La minoranza musulmana Rohingya non è mai stata riconosciuta come minoranza ufficiale del Paese e, per questo, è stata spesso vittima di persecuzioni da parte della maggioranza buddista che popola il Myanmar. Tali persecuzioni hanno subito un aumento progressivo nel corso del 2017, raggiungendo l’apice nel mese di agosto quando alcuni militanti islamisti appartenenti ai Rohingya hanno attaccato alcune stazioni di polizia. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, circa 700.000 Rohingya avrebbero lasciato il Paese per rifugiarsi in Bangladesh a seguito dell’avvio dell’offensiva guidata dall’esercito nazionale.

La gravità della situazione aveva spinto i governi di Bangladesh e Myanmar ad incontrarsi per trovare un accordo sul processo di rimpatrio della minoranza Rohingya. Tale accordo è stato raggiunto all’inizio del 2018, nel mese di gennaio, e prevede il completamento del rimpatrio volontario della minoranza islamica in Myanmar nel corso di due anni.

Il governo del Myanmar ha provveduto ad istituire due centri di accoglienza ed un campo temporaneo situato lungo il confine con il Bangladesh per sistemare i primi profughi rimpatriati. Tuttavia, il vicesegretario generale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, Ursula Mueller, dopo aver visitato il Paese ha espresso alcuni dubbi in merito all’adeguatezza delle future sistemazioni per i Rohingya.

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Alice Barberis

di Redazione

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