Siria: i ribelli promettono “vulcani di fuoco” se Assad attaccherà nel sud-ovest

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 15:30 in Medio Oriente Siria

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I ribelli siriani hanno bombardato la città di Sweida, nel sud-ovest della Siria, in risposta all’arrivo di rinforzi delle truppe filogovernative nell’area e hanno promesso “vulcani di fuoco” in caso di attacco da parte di Assad nelle aree meridionali della Siria controllate dai ribelli, al confine con la Giordania. 

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, durante l’attacco, avvenuto il 19 giugno, le forze dell’opposizione hanno sparato una serie proiettili nella città di Sweida, “che hanno provocato forti esplosioni, ma nessuna vittima”. Il regime controlla la maggior parte della provincia di Sweida, ma i combattenti dell’opposizione detengono ancora gran parte dei vicini governatorati di Daraa e Quneitra. L’agenzia di stampa statale, SANA, ha accusato i ribelli “sparsi nelle città e nei villaggi nella parte orientale della provincia di Daraa” di aver partecipato all’attacco.

Sweida, i cui abitanti fanno parte per lo più della minoranza drusa, è rimasta relativamente isolata durante i sette anni di guerra civile siriana, che hanno devastato il resto del Paese. I ribelli detengono un frammento di territorio nella parte occidentale della città, che confina con il loro principale bastione nella provincia di Daraa. Gli attacchi da queste zone contro le forze filo-regime sono aumentati da quando l’esercito siriano ha ripreso il controllo del distretto di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco, riportando l’area intorno alla capitale completamente sotto il controllo del presidente Al-Assad. Il 20 maggio, l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani aveva reso noto che i ribelli avevano evacuato l’area a sud di Damasco, dopo un accordo sulla ritirata. 

Dopo aver riconquistato i bastioni dei dissidenti nella regione del Paese situata a nord di Homs e intorno alla capitale, il regime siriano sta ora concentrando i suoi sforzi militari contro le regioni sud-occidentali della Siria, al confine con Israele e con la Giordania, per sconfiggere i ribelli che si oppongono all’autorità di Assad. Gli Stati Uniti, dal canto loro, intendono preservare la zona di de-escalation militare su cui avevano convenuto nel 2017 con la Russia e con la Giordania, la quale aveva aiutato a contenere gli scontri limitati in quell’area. Assad, invece, mira a ripristinare il suo controllo sull’intera regione.

Il regime siriano, nella giornata del 19 giugno, ha lanciato alcuni volantini sulla città di Daraa, invitando i residenti ad espellere i ribelli “come i tuoi fratelli hanno fatto nella Ghouta orientale e a Qalamoun”, riferendosi alle due aree nei pressi di Damasco. I combattenti dell’opposizione, preoccupati che il regime avrebbe giustificato un attacco a Sweida con l’intento di proteggere la comunità drusa, hanno rilasciato un messaggio indirizzato alla popolazione locale: “Chiediamo al nostro popolo nella provincia di Sweida di non essere un’esca per gli obiettivi del regime e per le milizie confessionali dell’Iran e di Hezbollah, che stanno cercando di occupare questa terra e dividere il suo popolo”. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha dichiarato che avrebbe ricercato una soluzione politica a Sweida, ma ha avvertito “se ciò non avrà successo, non abbiamo altra scelta se non quella di liberare il territorio con la forza”.

Nella zona in questione, a sud-ovest della Siria, Al-Assad corre l’ulteriore pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria. L’8 maggio, Israele aveva colpito un deposito di armi, situato nel territorio siriano di Al-Kisweh, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che avrebbe colpito qualsiasi rappresentanza iraniana presente in Siria. Il 17 giugno, durante una riunione di gabinetto a Gerusalemme, Netanyahu ha ribadito che l’Iran deve ritirarsi da tutto il territorio siriano. A ciò ha aggiunto che lo Stato ebraico sta già prendendo provvedimenti e agirà per contrastare tale realtà. Israele ha conquistato una vasta parte delle alture del Golan della Siria durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, poi annettendo la zona con l’appoggio della comunità internazionale.

L’Iran è un alleato importante del regime siriano ed è, insieme alla Russia, un sostenitore della guerra civile scoppiata nel 2011. La Repubblica Islamica iraniana è coinvolta in diversi conflitti in Medioriente. Si stima che il Paese abbia speso circa 31 miliardi di dollari negli ultimi anni, in impegni a lungo termine non solo per quanto riguarda il dopoguerra in Siria, ma anche per quanto concerne le elezioni libanesi, che si terranno a maggio, per l’insorgenza dei ribelli Houthi in Yemen e per le milizie sciite in Iraq.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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