Tutte le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo: da Mare Nostrum a Themis

Pubblicato il 18 giugno 2018 alle 11:26 in Europa Immigrazione

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Secondo il diritto internazionale, tutte le imbarcazioni hanno l’obbligo di prestare soccorso a qualsiasi individuo che si trovi in pericolo di vita in mare. Nello specifico, gli Stati ordinano ai comandanti delle navi che battono la propria bandiera nazionale ad effettuare tali operazioni, chiamate SAR, “search and rescue”, in italiano”ricerca e soccorso”. Oltre al salvataggio, le navi devono informare le autorità competenti e fornire una prima assistenza medica ai superstiti, provvedendo al loro trasferimento in un luogo sicuro. 

Dal 2013 ad oggi, sono state attuate numerose operazioni militari e umanitarie nel Mar Mediterraneo, tra cui si ricordano, in ordine cronologico, Mare Nostrum, Triton e Themis.

Mare Nostrum, decisa dal governo Letta il 14 ottobre 2013, è stata avviata ufficialmente il 18 ottobre dello stesso anno per far fronte all’emergenza umanitaria che era in corso nello Stretto di Sicilia per via dei crescenti flussi migratori. Con Mare Nostrum è stato potenziato il dispositivo di controllo, già attivo dal 2004 nell’ambito della missione della Marina militare Constant Vigilance, con un duplice obiettivo. In primo luogo, la nuova operazione doveva salvaguardare le vite in mare. In secondo luogo, Mare Nostrum doveva assicurare alla giustizia tutti coloro che lucravano sul traffico illegale dei migranti. Il dispositivo disponeva del personale e dei mezzi navali della Marina Militare, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di porto, del personale del Corpo Militare della Croce Rossa italiana e della Polizia di Stato. Mare Nostrum ha avuto un costo di 9,3 milioni di euro al mese, di cui per il funzionamento e la manutenzione dei mezzi, e 2,3 destinati al personale. Il 19 novembre 2014, l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha fornito i risultati di un anno di attività di Mare Nostrum, durante il quale sono furono salvati 91.000 migranti, furono recuperati 499 corpi e furono arrestati 718 scafisti. Contemporaneamente a Mare Nostrum, Frontex era attiva nel Mediterraneo attraverso l’operazione Hermes, avviata il 20 febbraio 2011 ed estesa fino al 2014, volta a contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria e l’operazione Aeneas nel Mar Ionio, iniziata nel 2011 e conclusa nel dicembre 2013.

Il primo novembre 2014, Frontex ha inaugurato l’operazione congiunta Triton con lo scopo di supportare l’Italia nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. L’iniziativa ha sostituito Hermes e Aeneas ed è continuata in parallelo a Mare Nostrum fino al 31 dicembre 2014. Dal primo gennaio 2015, Triton è subentrata al suo posto, venendo estesa fino al gennaio 2018. Il baricentro della sua attività era il Canale di Sicilia, e ad est verso la parte ionica della Calabria, comprendendo parzialmente anche le coste pugliesi, e verso ovest abbracciando la Sardegna meridionale. La linea di pattugliamento si attestava per gli assetti marittimi a circa 30 miglia dalle coste europee, comprendendo Lampedusa e Malta. Tale limite differiva da quello previsto per Mare Nostrum, che si spingeva fino alle acque libiche. Il bilancio mensile dell’operazione è stato tra 1,5 e 2,9 milioni di euro, finanziato dall’Unione Europea.

Il primo febbraio 2018, l’operazione Themis ha sostituito Triton, ponendo una maggiore attenzione sul ruolo delle forze dell’ordine e sulla copertura delle aree del Mediterraneo centrale, attraversate da flussi provenienti da Libia, Algeria, Tunisia, Egitto, Turchia e Albania. Il patto che ha dato vita alla nuova operazione, sottoscritto tra il Viminale e Frontex, ha stabilito inoltre che i migranti recuperati dalle imbarcazioni della missione vengano fatti sbarcare nel porto del Paese più vicino, e non più in Italia. Per di più, l’accordo prevede che la linea di galleggiamento delle navi Frontex venga stabilita a 24 miglia di distanza dalle coste libiche, come era stato suggerito dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, secondo cui la maggiore vicinanza alla Libia consentirebbe di effettuare controlli migliori. Il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha riferito che Themis riflette in modo migliore gli aspetti mutevoli delle migrazioni, andando anche a contrastare i crimini transfrontalieri. Infatti, la nuova operazione assiste le autorità italiane nell’eliminare le attività criminali, come i traffici di droga e di esseri umani nel Mar Adriatico. La componente di sicurezza di Themis prevede anche la raccolta di materiale di intelligence per individuare eventuali foreign fighter e altre minacce terroristiche presso i confini esterni dell’Europa.

Il ruolo nell’ambito delle operazioni SAR di Frontex, l’agenzia europea per il controllo dei confini e delle frontiere marittime, è sancito dal Regolamento 2016/1624, in base al quale gli ufficiali europei sono obbligati a prestare assistenza tecnica e operativa agli Stati membri dell’Unione Europea e anche a quelli non-membri nel corso di missioni di pattugliamento in mare. L’obiettivo di ogni operazione marittima effettuata da Frontex è l’attività di ricerca e soccorso, motivo per cui le navi schierate dall’agenzia europea sono sempre pronte a fornire supporto alle autorità nazionali. Le operazioni SAR, inoltre, sono sempre coordinate dai Centri di Coordinamento per i salvataggi in mare (MRCC), che ordinano alle navi più vicine al luogo di un naufragio, o a quelle meglio equipaggiate, di intervenire per effettuare salvataggi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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