Proteste in Giordania: attese le dimissioni del primo ministro

Pubblicato il 4 giugno 2018 alle 11:06 in Giordania Medio Oriente

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Una serie di proteste contro gli aumenti delle tasse sostenute dal Fondo Monetario Internazionale sono esplose in Giordania, dove è attesa, lunedì 4 maggio, la richiesta da parte del re Abdullah II relativa alle dimissioni del primo ministro Hani Mulki, nel tentativo di placare le manifestazioni.

Le dimissioni di Mulki sono state espressamente richieste dalla popolazione giordana in quelle che sono le proteste più consistenti degli ultimi anni nel Regno, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters. Domenica 4 giugno, centinaia di manifestanti si sono riuniti per il quarto giorno consecutivo nella capitale, Amman, a seguito delle dichiarazioni del primo ministro giordano. Il 3 giugno Mulki si era rifiutato di ritirare il disegno di legge sulla riforma fiscale, sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale, affermando che spetta al Parlamento decidere il proprio destino. 

Mulki è stato nominato primo ministro il 30 maggio 2016 e ha avuto il compito di rilanciare l’economia stagnante del Paese e di incentivare le imprese giordane, vessate negli ultimi anni dalle turbolenze regionali. Le politiche economiche di Mulki, previste dal disegno di legge e supportate dal Fondo Monetario Internazionale, comporterebbero un aumento della pressione fiscale in Giordania pari al 5% e prevedono l’abolizione dei sussidi sul pane, una politica ritenuta essenziale dalla popolazione più povera del Paese. Tali provvedimenti hanno causato il crollo della popolarità di Mulki. 

Il primo ministro è atteso dal re Abdullah II nel pomeriggio di lunedì 4 maggio. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, i manifestanti hanno espresso la volontà di continuare a protestare fino a che il governo non ritirerà il disegno di legge sulla riforma fiscale. “Il governo ci ha resi poveri, ci hanno lasciato senza più soldi in tasca”, hanno dichiarato i manifestanti. I sindacati giordani, che rappresentano decine di migliaia di lavoratori del settore pubblico e privato, hanno annunciato uno sciopero generale. Da parte sua, il governo sostiene la necessità di maggiori fondi per i servizi pubblici e difende la riforma fiscale. Secondo il primo ministro, questa dovrebbe ridurre le disparità sociali, ponendo oneri fiscali maggiori sui redditi più alti e lasciando i redditi più bassi relativamente incolumi.  

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Secondo alcuni politici ed economisti, il duro piano di consolidamento fiscale imposto dal FMI ha aggravato la difficile situazione delle fasce più povere della popolazione della Giordania e ha schiacciato la classe media. Le manifestazioni, infatti, hanno preso di mira i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici. “Le nostre richieste sono legittime. No alla corruzione “, hanno recitato i manifestanti appellandosi al re Abdullah, percepito dalla popolazione come la forza unificante del Paese. Al re, la popolazione giordana chiede quindi un intervento tempestivo per l’eliminazione delle misure economiche proposte dal governo di Mulki.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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