Spagna: sfiduciato Rajoy, Sánchez presidente

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 11:49 in Europa Spagna

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Pedro Sánchez è il nuovo capo del governo spagnolo. La mozione di sfiducia contro il premier popolare Mariano Rajoy, che secondo l’articolo 113 della Costituzione spagnola deve essere costruttiva e cioè proporre al contempo la sfiducia al premier in carica e la fiducia a un candidato (in questo caso il socialista Sánchez), è stata approvata dalle Cortes di Madrid con 180 voti a favore, quattro in più rispetto alla maggioranza assoluta.

Hanno votato a favore il Partito Socialista Operaio Spagnolo e l’alleato canario Nueva Canaria, Podemos-Sinistra Unita, la sinistra radicale valenciana Compromís, la sinistra indipendentista basca Bildu, i due partiti indipendentisti catalani Partito Democratico Catalano e Sinistra Repubblicana di Catalogna e il Partito Nazionalista Basco (PNV). I sei deputati del PNV, che la scorsa settimana avevano votato la finanziaria proposta da Rajoy, decidendo di sostenere Sánchez hanno reso possibile il cambio della guardia alla Moncloa.

Nel corso del dibattito, Sánchez ha promesso di affrontare la crisi catalana per dare “una soluzione politica ad un problema politico” ed ha teso la mano al presidente catalano Torra e ai suoi alleati, pur ribadendo che non esiterà a commissariare nuovamente la regione se le autorità di Barcellona dovessero tornare a sfidare l’ordine costituzionale. Ai nazionalisti baschi Sánchez ha promesso che non modificherà la legge di bilancio concordata dal PNV con Rajoy e molto favorevole all’esecutivo di Vitoria e anzi ne promuoverà una rapida approvazione.

Contrari il Partito Popolare del premier sfiduciato e i liberali di Ciudadanos. Si è astenuta la deputata nazionalista delle Isole Canarie di Coalición Canaria. Il leader liberale Rivera, che ha condannato la corruzione del Partito Popolare, ha accusato Sánchez di trattare con chi vuole “smantellare la Spagna” pur di arrivare al potere. 

Mariano Rajoy, che non ha preso parte al dibattito né giovedì né nella mattinata di venerdì, lasciando spazio alle speculazioni che volevano si dimettesse prima del voto in modo da bloccare la mozione, è arrivato in parlamento pochi minuti prima del voto ed in un brevissimo intervento ha dichiarato: “È stato un onore lasciare una Spagna in condizioni migliori di quelle in cui la ho trovata”. Nel partito è già iniziata la corsa alla successione di Rajoy, tra la vicepresidente Soraya Sáenz de Santamaría e il presidente della Galizia, Alberto Núñez Feijóo, nella convinzione che le elezioni non siano lontane.

Al termine della votazione il premier uscente Rajoy ha stretto lungamente la mano al successore socialista. È la prima volta nella storia democratica del paese che un governo in carica viene sfiduciato in aula. I precedenti tentativi erano falliti nel 1980 (i socialisti contro il centrista Adolfo Suárez), nel 1987 (i popolari contro il socialista Felipe González) e lo scorso anno quando la sfiducia a Rajoy fu presentata dal leader di Podemos Pablo Iglesias.

La presidente del parlamento Ana Pastor si è recata alla Zarzuela, residenza del re Felipe VI, per riferire il risultato della votazione. Il monarca ha convocato Pedro Sánchez per conferirgli formalmente l’incarico di formare il governo.

Sánchez non si è espresso sull’orizzonte temporale del nuovo esecutivo. Ai liberali che chiedevano la data delle elezioni Sánchez ha risposto che ci sono problemi più gravi da affrontare prima di convocare gli spagnoli alle urne. Tuttavia, si considera che il Partito Socialista, che può contare solo su 84 deputati su 350, non governerà fino alla scadenza naturale della legislatura prevista per luglio 2020.

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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