Etiopia: unità di polizia nella regione somala accusata di violazioni dei diritti umani

Pubblicato il 1 giugno 2018 alle 16:00 in Africa Etiopia

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L’ONG umanitaria Amnesty International ha chiesto al governo dell’Etiopia di sciogliere l’unità di polizia Liyu nella regione sud-orientale del Paese, abitata in maggioranza da popolazioni somale, dove è accusata di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani. Secondo il report pubblicato giovedì 31 maggio sul sito dell’organizzazione, questa settimana i membri dell’unità hanno dato fuoco ad almeno 48 abitazioni appartenenti a famiglie di etnia Oromo residenti nello Stato dei Somali, costringendole a lasciare la regione e trasferirsi a Kiro, nello Stato di Oromia.

L’unità di polizia Liyu è stata istituita nell’aprile 2007 come forza speciale antiterrorismo dopo gli attacchi di un gruppo di ribelli separatisti, l’Ogaden National Liberation Front (ONLF), contro le forze di sicurezza etiopi, ma in diverse occasioni è stata accusata di complicità nel conflitto etnico tra oromo e somali, iniziato nel dicembre 2016 e tuttora in corso con scontri periodici, nonostante la tregua dell’aprile 2017.

“Le autorità etiopi devono immediatamente smobilitare la polizia di Liyu e sostituirla con una squadra di agenti che si attenga alle leggi internazionali sui diritti umani”, ha dichiarato il direttore di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno ei Grandi Laghi, Joan Nyanyuki. Già nel 2008, diversi gruppi per i diritti umani avevano accusato l’unità di commettere esecuzioni, torture, stupri e sfollamenti forzati nella regione somala dell’Etiopia.

Amnesty ha specificato inoltre che, oltre ad essere rimossi dall’incarico, i responsabili delle violazioni dei diritti umani devono essere portati davanti ai giudici per essere processati. “Le autorità devono porre fine a ciò che sembra essere una violenza avallata dallo Stato. Per prima cosa, bisogna garantire che tutte le attività di polizia in Oromia siano condotte nel rispetto dei diritti umani. In seguito, è necessario perseguire i responsabili di questi crimini attraverso un’indagine approfondita, imparziale e indipendente”.

Le richieste rivolte da Amnesty al governo dell’Etiopia arrivano dopo che il nuovo primo ministro del Paese, Abiy Ahmed, nel corso di un incontro con il rappresentante della Commissione per i diritti umani etiopi, Addisu Gebre-Egziabher, mercoledì 30 maggio, aveva affermato che il governo si sarebbe impegnato a proteggere i cittadini da qualsiasi violazione dei loro diritti. In quell’occasione, il commissario aveva riferito al primo ministro che le istituzioni federali e regionali si dimostrano restie ad accettare e attuare le decisioni della Commissione.

Dal novembre 2015, il Paese è stato colpito da una serie di disordini scoppiati in seguito all’approvazione di un piano di sviluppo urbano per Addis Abeba, il quale, secondo i critici, avrebbe portato a sequestri di terre nella circostante regione dell’Oromia. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, noto con il nome di Master Plan, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese e trasformandosi in manifestazioni sui diritti politici, che hanno costretto alle dimissioni il primo ministro Hailemariam Desalegn, il 15 febbraio 2018. Il 27 marzo è stato eletto il nuovo premier, Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito. Ahmed, originario di Oromia e parte dell’Oromo Peoples Democratic Organization (OPDO), uno dei quattro partiti della coalizione governativa, ha inaugurato il suo mandato il 2 aprile. Il nuovo leader ha giurato di voler attuare riforme democratiche per porre fine alle proteste nel Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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