Elezioni in Iraq: annullato il voto in 1021 seggi elettorali per sospetta frode

Pubblicato il 31 maggio 2018 alle 17:00 in Iraq Medio Oriente

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L’Alta Commissione Elettorale Indipendente dell’Iraq ha annullato i voti espressi in 1.021 seggi elettorali durante le elezioni del 12 maggio, a seguito di accuse di frode.

La decisione è stata presa a seguito di diverse denunce per gravi violazioni nel processo di voto, secondo quanto riferito il 31 maggio da Al-Jazeera English. La Commissione ha aggiunto che è stata avviata un’analisi ulteriore “al fine di punire i trasgressori responsabili” e che, nonostante l’affidabilità del conteggio elettronico dei voti, è necessario prendere provvedimenti rispetto alle infrazioni denunciate da alcuni candidati e dai partiti. I politici iracheni hanno avuto tempo fino a giovedì 24 maggio per formalizzare le loro denunce e hanno poi votato lunedì 27 maggio a favore dell’annullamento dei voti incerti, che ammontano a circa il 10 percento dei voti espressi nel complesso. 

I partiti politici sono divisi in merito alla decisione. Da una parte, i parlamentari dell’Unione patriottica del Kurdistan (PUK) si oppongono all’annullamento dei voti e hanno pianificato di presentare un ricorso contro il Tribunale federale iracheno in merito alla questione. “La decisione del Parlamento è incostituzionale e scavalca le autorità giudiziarie competenti”, ha dichiarato ai giornalisti Rebwar Taha, un deputato del PUK. Dall’altra parte, il deputato uscente della Coalizione Al-Arabiya, Mishaan Al-Juburi, ha pubblicamente denunciato le frodi, specialmente per quanto riguarda il voto all’estero. Secondo quanto riportato da The New Arab, Al-Juburi ha affermato che durante un viaggio a Damasco ha visto “il capo della commissione elettorale (per gli espatriati) in Siria e in Giordania mentre vendeva 12.000 voti di iracheni residenti in Siria e 4.000 voti di altri iracheni residenti all’estero, a un leader politico”. Allo stesso modo, Al-Juburi ha denunciato una presunta frode ad Amman, dove lui stesso ha condotto un’intensa campagna elettorale, riuscendo a vincere solo 19 voti.

Secondo l’organizzazione indipendente, International Crisis Group, i risultati delle elezioni irachene sono caratterizzati da due “sorprendenti incongruenze”. La prima è che l’Unione patriottica del Kurdistan ha ottenuto la totalità dei voti curdi, ma “ha vinto in diverse aree non curde dove non è noto alcun sostegno al partito”, secondo quanto riportato in un rapporto pubblicato il 24 maggio. La seconda incongruenza riguarda la bassa partecipazione al voto della popolazione curda rispetto al risultato elettorale. “L’affluenza nelle aree curde è stata bassa rispetto sia alle elezioni passate sia al tasso di partecipazione dei quartieri turkmeni e dei campi per i profughi interni”. In questi campi vivono le popolazioni arabe che sono fuggite dall’Isis nel 2014.  

Il voto del 12 maggio ha visto la vittoria del religioso sciita Muqtada Al-Sadr, che a seguito delle elezioni ha incontrato Hadi Al-Amiri, leader del blocco filo-iraniano, per discutere la formazione di un governo. Secondo una dichiarazione dell’ufficio di Al-Sadr, durante l’incontro i due rivali hanno discusso i risultati delle elezioni. “Il processo di formazione del governo deve essere una decisione nazionale e, soprattutto, deve prevedere la partecipazione di tutti i blocchi vincitori”, afferma la dichiarazione. Secondo i risultati ufficiali delle elezioni, la coalizione di Al-Sadr ha vinto il maggior numero di seggi in Parlamento, 54 su 329, ma è comunque lontana dalla maggioranza e necessita dell’appoggio di altre forze politiche per essere in grado di governare.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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