Somaliland: numerosi arresti nel corso di proteste

Pubblicato il 30 maggio 2018 alle 12:54 in Africa Somalia

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Le autorità del Somaliland, regione separatista della Somalia settentrionale, hanno arrestato più di 40 manifestanti e 2 giornalisti, durante una protesta a Las Anod, città della regione di Sool. La notizia è stata riferita da un ufficiale di polizia locale.  

Secondo le testimonianze di alcuni residenti, i manifestanti hanno marciato, lunedì 28 maggio, contro la presenza delle forze della Somaliland nella regione, inneggiando al ricongiungimento con il governo federale di Mogadiscio.

Lo stesso giorno, nel corso di una conferenza stampa, il comandante della polizia di Sool, Abdirisak Mohamed Faarah, ha dichiarato di aver arrestato 47 manifestanti tra cui donne e giovani, e 2 reporter, accusati di aver “seminato il caos”. “Li abbiamo arrestati perché destabilizzavano la pace e prenderemo provvedimenti contro coloro che hanno organizzato (la manifestazione)”, ha dichiarato Faarah.

La Somaliland si è separata dalla Somalia nel maggio 1991, proclamando la propria indipendenza, ma non ha mai ottenuto il riconoscimento della comunità internazionale. La disputa con la regione nord-orientale di Puntland è iniziata nel 1998, quando questo si è proclamato Stato autonomo e ha iniziato a rivendicare la sua sovranità sui territori al confine con la Somaliland. Il Puntland rivendica le aree di Sool, Sanaag e Ayn (Khatumo-SSC), in virtù del legame con la popolazione tribale del luogo. Da parte sua, la Somaliland considera quei territori come propri, in quanto parte dei confini originari del protettorato britannico della Somalia. Le violenze si sono intensificate nel 2010, durante le elezioni presidenziali in Somaliland, e nel 2016, in seguito alla cattura di un importante membro dell’amministrazione di Puntland, Mohamed Farah Adan. La situazione si è ulteriormente aggravata il 24 maggio 2018, quando uno scontro tra gli eserciti delle due regioni ha provocato la morte di circa 40 soldati. Il vicepresidente del Puntland, Abdihakim Abdullahi, ha riferito a Reuters di voler continuare a combattere fino a quando non libererà la città di Las Anod, ritenuta illegalmente occupata dalla Somaliland.

In tale contesto, la Missione di Assistenza dell’ONU in Somalia (UNITAF) e i partner internazionali del Paese, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, hanno esortato entrambe le parti coinvolte nel conflitto affinché raggiungano una tregua. Secondo quanto dichiarato dallo staff delle Nazioni Unite, gli scontri costituiscono un’ulteriore sofferenza per la popolazione somala, già colpita da una grave crisi umanitaria, causata delle pesanti piogge torrenziali delle ultime settimane. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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