Negoziati riforma di Dublino in stallo: Europa spaccata in due

Pubblicato il 25 maggio 2018 alle 12:14 in Europa Immigrazione

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I negoziati sulla riforma del sistema di Dublino sono ancora in stallo, giacché l’Unione Europea continua a essere spaccata in due blocchi che hanno posizioni contrastanti. Da una parte ci sono i Paesi del sud Europa, quali Italia, Malta, Grecia, Spagna e Cipro, che costituiscono altresì i primi porti di approdo dei migranti che partono dalle coste nordafricane. Per tali ragioni, questi Stati vorrebbero una riforma che alleggerisca il peso dei flussi migratori, attraverso un maggiore sostegno degli altri membri dell’UE. Dall’altra parte gli Stati dell’est, quali Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno invece una posizione più rigida nei confronti della gestione dei flussi.

La bozza di riforma sul quale i Paesi si stanno confrontando è stata presentata a fine marzo dalla Bulgaria, la quale detiene la presidenza del Consiglio dell’UE. La proposta bulgara prevede che la Commissione europea possa proporre al Consiglio di attivare un meccanismo di solidarietà secondo cui i ricollocamenti dei migranti non sarebbero né obbligatori né automatici. Nell’ipotesi in cui uno Stato membro si trovasse ad accogliere il 100% di migranti in più rispetto alla “giusta quota”, scatterebbero misure come il supporto finanziario e il sostegno rafforzato della Frontex. Se tali iniziative non dovessero essere sufficienti, sarebbe allora possibile ricorrere ad altri meccanismi come il ricollocamento, su proposta della Commissione, ma con decisione finale del Consiglio. Ciò decreterebbe l’assenza totale di meccanismi automatici.

L’Italia si è dichiarata contraria alla proposta bulgara, in quanto ritiene che l’equilibrio tra solidarietà e responsabilità sia insoddisfacente. La Germania e la Commissione europea vorrebbero invece trovare una soluzione entro la fine di giugno, quando scadrà il mandato della presidenza della Bulgaria e al suo posto subentrerà l’Austria. Tale cambio alla guida del Consiglio preoccupa l’UE per via delle politiche migratorie rigide del cancelliere federale austriaco, Sebastian Kurz, leader del Partito Popolare Austriaco di centro-destra, in coalizione di governo con il partito della Libertà Austriaco, nazionalista e di estrema destra. Alla fine di dicembre, Kurz aveva dichiarato che forzare i Paesi membri ad accogliere quote di migranti non aveva alcun senso. Come soluzione, il leader austriaco aveva proposto all’UE di fornire un supporto militare ai rifugiati, stabilendo zone sicure nei loro paesi di origine, al fine di ridurre le partenze. Tali zone costituiscono aree in cui i conflitti vengono sospesi per permettere l’intervento delle organizzazioni umanitarie a sostegno degli sfollati interni. “Se la redistribuzione dei migranti non è possibile, allora dovremmo aiutarli nei loro Paesi e l’UE dovrebbe assisterli militarmente”, aveva spiegato Kurz.

Alla fine di aprile, Italia, Malta, Grecia, Spagna e Cipro avevano inviato un documento agli altri Stati membri dell’Unione Europea e alla Commissione, in cui dichiaravano di assumere una posizione congiunta, chiedendo che i loro profondi sforzi in ambito migratorio, in quanto Paesi di primo approdo, venissero riconosciuti nel contesto del regolamento di Dublino, al fine di alleviare i pesi procedurali. Il documento, lungo 3 pagine, contiene 13 punti in cui viene sottolineata anche la necessità di ridurre la responsabilità dello Stato membro di primo ingresso ad un massimo di 2 anni, rispetto agli 8 previsti dalla proposta della presidenza bulgara. Quest’ultima prevede inoltre che i migranti possano essere rimandati in Italia con una semplice notifica di “take back”, senza una richiesta ufficiale.

Nel frattempo, il 23 maggio, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente dell’Unione Africana, Moussa Faki, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato che l’UE sta vigilando la formazione del nuovo governo di coalizione italiano per salvaguardare i diritti degli africani che si trovano in Italia. “Non vorrei che africani e europei pensassero che l’immigrazione sia l’unico problema da risolvere tra l’Africa e l’Ue”, ha affermato Juncker. Tali dichiarazioni fanno riferimento al programma del prossimo governo italiano relativo all’immigrazione. Il 15 maggio, la Lega e il Movimento 5 Stelle hanno presentato la bozza dell’accordo di governo in cui affermano che l’attuazione situazione migratoria in Italia non è più insostenibile. Per la corretta gestione del fenomeno, i due partiti hanno riferito che è necessario velocizzare e perfezionare i meccanismi di rimpatrio, in quanto, ad oggi, in Italia sono presenti circa 500.000 migranti irregolari.

In risposta alle affermazioni di Juncker, la Farnesina ha pubblicato un comunicato in cui auspica che la Commissione e gli Stati membri dell’UE adottino presto la stessa condotta dell’Italia in materia di migrazioni e accoglienza, improntata sui criteri di sicurezza e tutela dei diritti e della dignità umana. Inoltre, il documento riferisce che l’Italia si augura che l’UE concorra alla responsabilità per i salvataggi in mare, ai rimpatri e alla cooperazione con i Paesi di origine e di transito, in modo che non sia la sola a dover sopportare tutto il peso dei flussi migratori nel Mediterraneo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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