Afghanistan: esplosione nella città di Kandahar

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 18:00 in Afghanistan Asia

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Un veicolo riempito di esplosivi è stato fatto detonare nell’area PD14 della città di Kandahar nel pomeriggio di martedì 22 maggio, comportando la morte di 16 civili e il ferimento di almeno 40 persone.

Secondo quanto riportato dal portavoce del governo, Daud Ahmadi, le forze di sicurezza e di intelligence hanno cercato di sventare l’esplosione e per questo hanno ricevuto l’elogio da parte del presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani. L’attacco, tuttavia, non è stato ancora rivendicato.

I principali fattori di instabilità nel Paese sono rappresentati dai talebani e dallo Stato Islamico in Afghanistan. I primi si sono affermati come gruppo dominante a seguito del crollo dell’Unione Sovietica e della conseguente fine dell’occupazione sovietica del Paese. Dal 1996 fino all’avvio dell’operazione americana nel contesto della War on Terror hanno mantenuto il controllo del governo afghano.

Nonostante la disfatta militare subita nel 2003, i talebani continuano la loro azione di disturbo con l’obiettivo di riottenere il pieno controllo dello Stato. Con l’arrivo della primavera che ha sciolto la neve dai passi di montagna, i talebani hanno riavviato l’attività terroristica nel Paese, lanciando l’offensiva di primavera, nota come Al-Khandaq, il 25 aprile.

Lo Stato Islamico, invece, è attivo in Afghanistan dal 2015 ed è noto per i suoi attacchi sistematici nei confronti delle comunità locali sciite. Una delle sue roccaforti nel Paese è rappresentata dalla provincia di Nangarhar, situata al confine con il Pakistan.

La situazione nel Paese è divenuta ancora più tesa a seguito dell’annuncio, da parte del presidente Ghani, di nuove elezioni parlamentari previste per il 20 ottobre. Nonostante l’offerta fatta dal presidente Ghani di permettere ai talebani di prendere parte alle elezioni in qualità di gruppo politico, questi hanno rigettato la possibilità tramite una dichiarazione scritta, resa pubblica nella notte del 15 aprile.

Nella dichiarazione i talebani hanno affermato di non voler prendere parte al processo elettorale poiché ritengono l’Afghanistan un Paese occupato da centinaia di truppe straniere, i cui capi risultano essere coloro i quali detengono il potere effettivo e sono in grado di prendere le decisioni politiche e militari al posto del governo di Kabul.

“Abbiamo visto che nelle elezioni passate la speranza delle persone è stata tradita. Alla fine le decisioni fondamentali sono state prese dall’ex segretario di Stato americano, Rex Tillerson, mentre il Governo di Unità Nazionale è stato creato presso la sede dell’ambasciata americana a Kabul”, viene riportato nella dichiarazione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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