Iraq: Al-Sadr vince le elezioni e incontra il leader filo-iraniano

Pubblicato il 21 maggio 2018 alle 19:23 in Iraq Medio Oriente

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Il religioso sciita Moqtada Al-Sadr, il cui blocco politico è stato dichiarato vincitore delle elezioni parlamentari in Iraq del 12 maggio, ha incontrato Hadi Al-Amiri, leader del blocco filo-iraniano, per discutere la formazione del governo.

Secondo una dichiarazione dell’ufficio di Al-Sadr, durante l’incontro i due rivali hanno discusso i risultati delle elezioni. “Il processo di formazione del governo deve essere una decisione nazionale e, soprattutto, deve prevedere la partecipazione di tutti i blocchi vincitori”, afferma la dichiarazione. Aver vinto il maggior numero di seggi in Parlamento non garantisce automaticamente che Sadr sarà in grado di scegliere un primo ministro. Nessuna lista elettorale ha ottenuto la maggioranza assoluta, quindi i negoziati per formare un governo di coalizione dovrebbero proseguire per mesi, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters.

Al-Amiri è una figura molto potente in Iraq. È a capo di una serie di gruppi paramilitari e ha mantenuto stretti legami con l’Iran per decenni. Il suo blocco politico, Al-Fatih, è il secondo per seggi vinti in queste elezioni. Al-Sadr è un avversario di lunga data degli Stati Uniti, ma si oppone anche all’influenza iraniana in Iraq. Non ha personalmente partecipato alle elezioni, quindi non può diventare lui stesso primo ministro. Tuttavia, la vittoria del suo blocco politico, Al-Sairoon, gli conferisce un ruolo importante nei negoziati.

Prima delle elezioni, Teheran aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe permesso alla lista di Al-Sadr di governare l’Iraq, importante alleato dell’Iran, con il quale condivide un confine. Meno di 24 ore prima, Al-Sadr aveva incontrato anche il primo ministro uscente Haider Al-Abadi. A differenza del religioso sciita Al-Sadr, ostile all’influenza straniera occidentale e iraniana nel Paese, Al-Abadi è invece amico sia degli Stati Uniti sia dell’Iran, per come ha gestito i rapporti con entrambi i Paesi nella guerra contro lo Stato islamico, durante il suo mandato.

Le ultime votazioni rappresentano le prime elezioni parlamentari in Iraq da quando il Paese ha dichiarato vittoria contro lo Stato Islamico, il 9 dicembre 2017. Il 12 maggio, gli elettori sono stati chiamati a scegliere chi, tra i 7000 i candidati nelle 18 provincie del Paese, avrebbe occupato i 329 seggi del Parlamento iracheno. Più della metà dei 24,5 milioni di aventi diritto al voto non hanno preso parte alle elezioni. Si è trattato del più alto tasso di astensione dalle elezioni multipartitiche, che si erano svolte il 30 gennaio 2005, dal momento che soltanto il 44% degli elettori avrebbe espresso il proprio voto.

Le trattative sono estremamente importanti, dato che il primo ministro detiene il potere esecutivo e viene nominato capo delle forze armate. Secondo quanto stabilito dalla Costituzione irachena, la carica di primo ministro è riservata a un membro della comunità sciita. In seguito alla caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003, in Iraq è stato instaurato un governo sciita, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla Costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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