Trump rassicura e minaccia Kim Jong-un in attesa del summit

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 10:40 in Corea del Nord USA e Canada

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Il presidente Donald Trump ha reso noto che gli ufficiali americani e nordcoreani stanno continuando a preparare il meeting del prossimo 12 giugno con il leader Kim Jong-un, anche se Pyongyang ha minacciato di mandare a monte l’incontro.

Mercoledì 15 maggio, il primo vice ministro nordcoreano, Kim Kye Gwan, aveva annunciato che, se gli USA avessero continuato ad esercitare pressione sulla Corea del Nord per farla rinunciare al nucleare, il Paese asiatico “non sarebbe più stato interessato a dialogare”. Lo stesso giorno, inoltre, l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA Watch si era scagliata contro gli USA per via dell’esercitazione militare congiunta con la Corea del Sud, 2018 Max Thunder, in corso dall’11 maggio, definendola “una mossa per provocare Pyongyang” e interrompere il clima di distensione che si era creato negli ultimi mesi nella penisola coreana. Per tutta risposta, il Pentagono aveva assicurato che la dimostrazione era puramente difensiva, volta a testare la prontezza delle forze americane e sudcoreane a rispondere ad un eventuale attacco.

In seguito a ciò, Trump ha assicurato che, anche se la Corea del Nord rinunciasse al nucleare, Kim Jong-un rimarrebbe al potere. Tuttavia, se il Paese asiatico si rifiuterà di concludere un accordo sulla denuclearizzazione con gli Stati Uniti, allora “la Corea del Nord potrebbe essere decimata”. Come riporta la CNN, tali dichiarazioni sono state le prime più rigide che il leader americano ha rilasciato da quando i due Paesi hanno concordato di voler dialogare per risolvere la crisi. “Se il meeting avverrà bene. Se non avverrà sarà molto interessante, staremo a vedere”, ha affermato Trump.

L’emittente americana spiega che Trump ha voluto inoltre distanziarsi da quanto affermato dal consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, in merito all’applicazione del “modello libico” per la denuclearizzazione della Corea del Nord. Alla fine di aprile, Bolton, uno dei maggiori architetti del piano di denuclearizzazione libico dei primi anni del 2000, aveva dichiarato che gli USA avrebbero potuto utilizzare lo stesso modello per persuadere la Corea del Nord ad abbandonare il nucleare. “La Libia permise agli ispettori americani e inglesi di entrare nei siti nucleari, permettendoci di superare il nostro scetticismo”, aveva dichiarato Bolton, riferendosi alla Libia come un modello per accrescere la fiducia tra partner internazionali. Nel 2003 l’allora leader libico, Muammar Gheddafi, accettò la denuclearizzazione del Paese nordafricano in cambio della sospensione delle sanzioni da parte dei Paesi occidentali, in vigore dal 1992. Il successivo intervento della NATO in Libia, iniziato il 19 marzo 2011 a un mese di distanza dallo scoppio del conflitto civile, portò al rovesciamento del regime di Gheddafi nell’ottobre dello stesso anno. Alla luce di ciò, la Corea del Nord ha rigettato i commenti di Bolton, ritenendo che indicassero “una mossa sinistra” e minacciosa nei confronti del regime di Kim Jong-un.

Di seguito, Trump ha dichiarato che in Corea del Nord non ci sarà alcun modello libico e che Kim Jong-un rimarrà al potere anche dopo la denuclearizzazione. Secondo quanto riportato dal Washington Post, sembra che il leader americano abbia frainteso i commenti di Bolton, o che i due abbiano inteso il modello libico in maniera diversa. Il quotidiano americano spiega che il consigliere per la sicurezza nazionale aveva fatto riferimento soltanto alla denuclearizzazione della Libia, e non al successivo rovesciamento del regime di Gheddafi. Dall’altra parte, Trump, al contrario, sembra aver inteso il modello libico con l’intervento militare che spodestò il leader nordafricano. “Il modello libico era molto diverso, abbiamo decimato quel Paese, non abbiamo mai detto a Gheddafi che lo avremmo protetto”, ha spiegato il presidente americano.

Il capo della Casa Bianca teme inoltre che la Cina possa aver influenzato Kim Jong-un ad adottare una linea più dura con gli USA, in quanto la posizione assunta da Pyongyang questa settimana è stata successiva all’incontro con il presidente cinese, Xi Jinping. L’8 maggio, i due leader si erano incontrati nella città costiera di Dalian, dove Kim Jong-un si era impegnato a denuclearizzare e a pacificare il suo Paese. La Cina rappresenta l’alleato principale della Corea del Nord sia dal punto di vista diplomatico sia dal punto di vista economico, sebbene abbia supportato nel 2017 la decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di imporre sanzioni su Pyongyang a seguito dei ripetuti test nucleari.

È previsto che Trump incontri il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, la prossima settimana, in vista del summit con Kim Jong-un il 12 giugno a Singapore. Le due Coree stanno vivendo un nuovo momento di tensione, in quanto Pyongyang, il 17 maggio, ha annunciato che interromperà le comunicazioni con Seoul fino a quando non verrà risolta la questione delle esercitazioni militari congiunte con gli USA, le quali si concluderanno il 25 maggio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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