Bosnia: nuove misure restrittive per gestire i flussi migratori

Pubblicato il 18 maggio 2018 alle 13:41 in Balcani Immigrazione

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Il premier della Bosnia, Denis Zvizdic, ha annunciato nuove misure rigide nei confronti dei migranti.

Giovedì 17 maggio, il primo ministro ha reso noto che la presenza della polizia lungo i confini sarà rafforzata per assistere le guardie di frontiera a fermare le entrate irregolari dei migranti in territorio bosniaco. “La Bosnia fermerà il flusso dei migranti illegali in ogni parte del suo territorio che non sia un valico ufficiale di confine”, ha dichiarato Zvizdic, ricordando che il governo ha adottato numerose misure di emergenza per gestire il fenomeno migratorio.

Il ministro della Sicurezza, Dragan Mektic, ha riferito che la tutela dei confini è il principale obiettivo delle autorità bosniache, intenzionate a porre fine alle tendopoli sparse in tutto il Paese. In linea con tali affermazioni, è previsto che il campo profughi nel centro storico di Sarajevo venga smantellato nella giornata di venerdì 18 maggio. I 600 migranti presenti al suo interno verranno trasferiti presso il centro di accoglienza di Salakovac, a circa 30 km a nord di Mostar. Nel frattempo, a nord-ovest del Paese, in prossimità dei confini con la Croazia, è stata smantellata la tendopoli di Velika Kladusa, che ospitava circa 120 stranieri, trasferiti a Trnovi presso il campeggio locale. Nei prossimi giorni, altri 600/700 migranti raggiungeranno il campeggio di Trnovi. Mektic ha precisato che le autorità bosniache non cogliono che siano i migranti a decidere il luogo del loro soggiorno, e che non potranno stare nelle piazze e nei parchi pubblici per motivi di sicurezza.

Il premier ha tuttavia assicurato che la Bosnia mostrerà una grande umanità nei confronti degli stranieri, pur dando la priorità alla sicurezza interna del Paese. A tal fine, le autorità di Sarajevo invieranno note diplomatiche alla Serbia e al Montenegro per gestire congiuntamente il fenomeno migratorio.

Secondo le stime del Ministero della Sicurezza bosniaco, riferisce Ansamed, dal primo gennaio del 2018 ad oggi sono entrati irregolarmente in Bosnia 4.500 migranti, di cui il 70% ha già abbandonato lo Stato balcanico. La maggior parte degli stranieri proviene dal Medio Oriente e dall’Africa.

Negli ultimi mesi, la polizia di frontiera bosniaca aveva reso noto che il numero di migranti che si stavano introducendo in Bosnia attraverso la Serbia e il Montenegro stava aumentando velocemente. Secondo quanto riferito dagli agenti, la maggior parte dei migranti sosta in territorio bosniaco soltanto due o tre notti, per poi proseguire il viaggio verso altri Stati occidentali. Molti tentano di entrare in Europa passando per l’Ungheria, mentre altri attraverso la Serbia. Pochi, tuttavia, vi riescono, e così tornano indietro, passando per la Serbia, il Montenegro e infine in Bosnia, per cercare di arrivare in Croazia.

Lo scorso dicembre, il quotidiano tedesco Deutsche Welle aveva reso noto che la Bosnia stava diventando un rifugio sicuro per i migranti. Dal momento che nei primi 9 mesi del 2017 il numero dei rifugiati giunti nel Paese balcanico era aumentato di più del 300% rispetto all’anno precedente, il governo di Sarajevo ha deciso di creare un “organo di coordinamento”, che include rappresentanti del Ministero della Sicurezza, del Ministero per i diritti umani e dei Rifugiati e del Ministero degli Esteri. Gli ufficiali della sicurezza avevano riferito al quotidiano tedesco che tale organo monitora i movimenti migratori in tutta la regione e, grazie alle sue attività, la Bosnia, a loro avviso, non fa parte della rotta balcanica utilizzata dai migranti per raggiungere l’Europa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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