Israele: chiuso attraversamento di confine con Gaza e distrutto tunnel di Hamas

Pubblicato il 13 maggio 2018 alle 6:03 in Israele Palestina

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Sabato 12 maggio, Israele ha chiuso un importante attraversamento di confine con la Striscia di Gaza e ha distrutto un tunnel appartenente ai militanti di Hamas.

La decisione di chiudere l’attraversamento di Kerem Shalom, il principale punto di passaggio di beni da e per il territorio, è stata presa perché, venerdì 11 maggio, decine di palestinesi avevano forzato gli ingressi della parte di Gaza. I manifestanti avevano dato fuoco a un oleodotto che trasporta il gas da Israele e a un nastro trasportatore, utilizzato per trasferire i beni all’interno della Striscia, danneggiando altresì una tubatura per il carburante. L’incursione era avvenuta durante le proteste settimanali organizzate da migliaia di palestinesi che si sono riuniti al confine tra Israele e Gaza. L’esercito israeliano ha spiegato che l’attraversamento rimarrà chiuso fino a quando le strutture danneggiate dai palestinesi non saranno riparate. In questo lasso di tempo, l’apertura sarà garantita solamente per questioni umanitarie.

Nella stessa giornata di sabato 12 maggio, alcuni aerei da guerra israeliani hanno distrutto un tunnel sotterraneo di Hamas, ancora in costruzione, nei pressi dell’attraversamento pedonale di confine di Erez. Il gruppo islamista che controlla Gaza voleva utilizzare la galleria per aiutare i militanti a entrare in Israele. Il portavoce dell’esercito israeliano, il tenente colonnello Jonathan Conricus, ha spiegato che il tunnel era lungo circa un chilometro ed era stato costruito nell’arco di qualche mese.

Negli ultimi mesi, le forze israeliane hanno distrutto numerose gallerie sotterranee, che venivano utilizzate dai palestinesi durante la guerra a Gaza del 2014, per cogliere di sorpresa Israele. Quello di sabato è il nono tunnel distrutto dal 30 ottobre. Di questi, 5 erano impiegati per attaccare Israele, passando quindi al di sotto del confine, mentre gli altri si trovavano all’interno dell’enclave ed erano utilizzati per trasferire combattenti e munizioni nel territorio senza essere scoperti.

I palestinesi si sono riuniti al confine tra Gaza e Israele nel contesto della Marcia del Ritorno, una manifestazione di protesta iniziata venerdì 30 marzo, data in cui cade lo Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, ovvero il giorno in cui i palestinesi commemorano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le manifestazioni contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Stando al progetto degli organizzatori della marcia, i palestinesi dovrebbero gradualmente avvicinarsi alla barriera di sicurezza israeliana, fino al 15 maggio, giorno in cui si concluderà la protesta. In quel giorno si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

L’obiettivo della protesta è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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