Ciad: cresce la pressione migratoria, IOM soccorre 56 persone in operazione di sicurezza

Pubblicato il 10 maggio 2018 alle 7:29 in Ciad Immigrazione

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) rende noto di aver assistito 56 cittadini dei Ciad, tra cui 17 minori non accompagnati, nell’ambito di un’operazione per smantellare un network di trafficanti di esseri umani, al confine con la Libia. Il salvataggio sarebbe avvenuto il 28 aprile, mentre le operazioni sarebbero iniziate due giorni prima sotto la guida delle forze di polizia locali, che hanno arrestato diversi criminali. I 56 migranti, rinvenuti a bordo di due veicoli dei trafficanti in condizioni fisiche precarie, sono stati immediatamente trasferiti presso l’ufficio dell’IOM a Faya, a 300 km dal confine libico. I 17 minori sono stati affidati alla Croce Rossa ciadiana, mentre i 39 adulti hanno ricevuto assistenza dagli ufficiali dell’IOM. Tutti erano disidratati e avevano bisogno di cibo. Adesso, con l’aiuto delle autorità locali, l’agenzia dell’Onu supporterà coloro che esprimeranno il desiderio di tornare a casa.

Mahamet, uno dei migranti soccorsi, ha spiegato che quando i due veicoli sono stati fermati dalla polizia, gli stranieri a bordo non avevano idea di cose stesse succedendo. “Non sapevamo dove eravamo, quando siamo arrivati presso l’ufficio dell’IOM ci hanno spiegato tutto. Non sapevo di essere in pericolo, quando ho lasciato casa non pensavo che il viaggio sarebbe stato così rischioso”, ha riferito Mahamet.

L’IOM Ciad è finanziato dallo US Department of State’s Bureau of Population, Refugees and Migration (PRM). Tuttavia, fondi ulteriori sarebbero necessari per migliorare la risposta alla pressione migratoria che sta investendo il Paese africano. Il capo della missione, Kathrin Schaefer, ha spiegato che nelle ultime settimane sempre più migranti vulnerabili sono stati assistiti dall’IOM in Ciad, in quanto i flussi che attraversano il suo territorio per raggiungere la Libia sono in aumento. “Le persone si trovano in situazioni molto pericolose quando sono costrette ad affrontare il deserto senza il giusto equipaggiamento”, ha precisato la direttrice, la quale ha riferito che le risorse dell’IOM in Ciad sono molto limitate e non riescono a rispondere adeguatamente all’emergenza umanitaria.

L’agenzia dell’Onu spiega che l’aumento dei flussi migratori e il peggioramento della situazione di sicurezza nella regione del Lago Ciad stanno aumentando la pressione nei confronti dell’IOM e di altre organizzazioni attive in Ciad, che non hanno i mezzi sufficienti a fronteggiare le emergenze. All’inizio dell’anno sono stati istallati due Flow Monitoring Points (FMP) dalle squadre del Displacement Tracking Matrix (DTM), un sistema di monitoraggio dei flussi migratori, presso Zouarke e Faya, considerati due snodi chiave dei traffici di esseri umani verso il Niger e la Libia. I dati raccolti dai dispositivi aiuteranno le autorità a comprendere l’andamento effettivo dei flussi. Per di più, la regione di Tibesi, nel nord del Ciad, al confine con la Libia, sta continuando ad attrarre lavoratori dell’Africa sub-sahariana per la presenza di miniere d’oro. Alcuni migranti, spiega l’IOM, sperano di potersi fermare a lavorare e guadagnare prima di continuare il viaggio verso la Libia. Tuttavia, secondo quanto riscontrato dalle autorità ciadiane, molte vittime del traffico di esseri umani vengono costrette a lavorare nelle miniere senza venire pagate.

Alla luce di tale situazione, è quanto mai urgente un maggiore supporto finanziario al Ciad per assicurare una migliore gestione del fenomeno migratorio e per rafforzare la protezione e l’assistenza ai migranti più vulnerabili che lo attraversano.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali la Libia, il Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Camerun, la Nigeria e il Niger. In particolare, il Ciad costituisce un importante snodo di passaggio per tutti quei flussi migratori che, dall’Africa orientale e occidentale, confluiscono verso il Nord del continente, soprattutto in Libia, per imbarcarsi alla volta dell’Europa. Come spiegato dal ministro dell’Interno italiano, Marco Minniti, a causa dell’instabilità libica, i confini meridionali del Paese nordafricano con il Ciad e il Niger sono divenuti i nuovi confini meridionali dell’Europa stessa.

Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dall’instabilità e dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, con il completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e migliorare le condizioni sociali e l’assistenza sanitaria per i cittadini. Il Ciad, come la Nigeria e altri Stati della regione del Lago Ciad, è colpito anche dalla violenza dei terroristi nigeriani di Boko Haram. Tuttavia, come evidenziato nel Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, rispetto al 2015, nel 2016 gli attacchi terroristici di Boko Haram sono diminuiti, soprattutto grazie all’operatività dell’esercito ciadiano.

Il Ciad fa parte del G5 Sahel, il nuovo corpo antiterrorismo composto da 5.000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Ciad e Burkina Faso, creato nel febbraio 2017 per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo difficilmente controllabile, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni.

Il 4 aprile scorso, Ciad, Niger, Libia e Sudan hanno concluso un accordo per stabilire un meccanismo di cooperazione volto ad aumentare i controlli dei confini e combattere la criminalità organizzata transnazionale. In base al patto, i quattro Paesi impiegheranno le proprie forze armate per combattere il crimine ed i traffici illegali nella regione a cavallo tra il Sahara e il Sahel, soprattutto in prossimità del sud della Libia, considerato luogo sensibile per le attività dei trafficanti e dei gruppi terroristici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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