Afghanistan: tre esplosioni a Kabul

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 17:47 in Afghanistan Asia

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La capitale dell’Afghanistan, Kabul, è stata colpita da tre esplosioni in due parti diverse della città, mercoledì 9 maggio. Il primo attacco è avvenuto nell’area di Dasht-e-Barchi vicino all’edificio del quartier generale della polizia PD13, secondo quanto riferito da Nabjib Danish, portavoce del ministero degli Interni.

A seguito della prima esplosione, il complesso delle forze di polizia PD10, situato nell’area di Shahr-e-Naw, è stato colpito da cinque attentatori suicidi che hanno causato due esplosioni. Per cercare di riportare sotto controllo la situazione è intervenuta l’Unità di Forze Speciali.

Cinque persone hanno perso la vita mentre 16 sono state ferite a seguito degli scontri, secondo quanto riportato da Wahidullah Majroh, portavoce del ministero della Salute. Il primo attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico mentre gli altri due sono stati rivendicati dai talebani.

I talebani ed i militanti dello Stato Islamico in Afghanistan rappresentano le principali minacce interne alla stabilità del Paese. I recenti attacchi sono stati condotti nel contesto della preparazione del Paese alle elezioni legislative previste per il 20 ottobre. Il governo del Paese aveva già espresso in precedenza il timore che gli attentati terroristici potessero aumentare a seguito di questo annuncio.

“La sfida principale per il buon esito di queste elezioni consiste nel clima di insicurezza che aleggia soprattutto nelle aeree rurali e più arretrate del Paese. Per questo motivo è fondamentale aumentare il senso di fiducia e sicurezza nei cittadini”, aveva affermato il presidente della Commissione Elettorale Indipendente, Abdul Badi Sayat.

Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha provato a coinvolgere direttamente i talebani nelle future elezioni, proponendo loro di candidarsi come gruppo politico. Tale proposta, tuttavia, è stata formalmente rigettata dal gruppo insurrezionale attraverso una dichiarazione in cui i talebani hanno affermato di non voler prendere parte al processo elettorale poiché ritengono l’Afghanistan un Paese occupato da centinaia di truppe straniere, i cui capi risultano essere coloro i quali detengono il potere effettivo e sono in grado di prendere le decisioni politiche e militari al posto del governo di Kabul.

Come ulteriore segno di rifiuto della proposta del presidente Ashraf Ghani, i talebani hanno lanciato, il 25 aprile, l’offensiva di primavera, denominata operazione “Al-Khandaq”, in memoria della battaglia condotta nel VII secolo d.C. dal profeta Maometto a Medina in cui i combattenti musulmani sconfissero gli “invasori infedeli”.

L’obiettivo principale della campagna è rappresentato dalle forze americane presenti in Afghanistan, dagli agenti dell’intelligence e dai sostenitori americani interni al Paese. L’offensiva di primavera rappresenta anche una risposta alla nuova strategia americana in Afghanistan, annunciata dal presidente Trump nell’agosto 2017, che prevede lo spiegamento di un numero di forze maggiori e la realizzazione di numerose incursioni aeree sulle postazioni talebane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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