Accordo sul nucleare: gli Stati Uniti chiedono un aumento della produzione di petrolio

Pubblicato il 9 maggio 2018 alle 16:40 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti si sono consultati con i Paesi produttori di petrolio sulle possibilità di aumentare l’offerta di greggio sul mercato globale, al fine di controbilanciare l’effetto che un’eventuale interruzione della fornitura da parte dell’Iran avrebbe sul prezzo dell’oro nero. Questo secondo quanto affermato dal segretario del Tesoro americano, Steven Mnuchin, nel pomeriggio dell’8 maggio, subito dopo l’annuncio del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare.

Stando alle informazioni riferite dal quotidiano The New Arab, alcuni osservatori hanno avvertito che la decisione americana potrebbe causare un costante aumento del prezzo del petrolio. Tali previsioni si baserebbero sui trend degli scorsi mesi, ma è necessario sottolineare che la lunga attesa della decisione americana avrebbe alimentato il clima di incertezza che ha già portato i prezzi del petrolio ai livelli più alti da novembre 2014.

La decisione, annunciata martedì 8 maggio da Washington, ha contribuito ad accrescere i timori di un’eventuale diminuzione delle esportazioni di petrolio iraniano, dovute alla reintroduzione da parte degli Stati Uniti delle sanzioni nei confronti dell’Iran. La conseguenza di ciò sarebbe un aumento dei prezzi del petrolio che andrebbe a discapito dei consumatori e ostacolerebbe la crescita globale. Parlando ai giornalisti a Washington, il segretario del Tesoro americano ha rivelato che sono in corso tentativi di mitigare i rischi potenziali di una riduzione della produzione di petrolio da parte dell’Iran. “La mia aspettativa”, ha affermato il segretario “è che i prezzi del petrolio non aumentino”.

La reazione dei mercati, stando al Financial Times, è meno ottimista. I prezzi del petrolio sono aumentati nella mattinata di mercoledì 9 maggio, con il petrolio greggio Brent, indicatore rilevante sul mercato petrolifero, che ha raggiunto i 76,72 dollari al barile, il livello più alto degli ultimi 3 anni e mezzo. Il segretario del Tesoro americano si è rifiutato di nominare i Paesi con cui gli Stati Uniti si sono consultati perché aumentino la produzione di petrolio nel mercato globale. In questo contesto, il quotidiano finanziario americano ha riferito che l’Arabia Saudita avrebbe una capacità inutilizzata che potrebbe permettergli un aumento della produzione.

Da parte sua, il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita ha dichiarato nel pomeriggio dell’8 maggio che il Regno conferma il suo impegno nel supporto della stabilità del mercato petrolifero, a beneficio di produttori e consumatori, con l’obiettivo di sostenere la crescita dell’economia globale. Riad ha gioito della decisione americana di ritirarsi dall’accordo con l’Iran, percepita nel regno come una vittoria politica su Teheran. Il ministro ha aggiunto che “lavorerà con i maggiori produttori di petrolio, all’interno e all’esterno dell’Opec, e con i principali consumatori al fine di mitigare l’impatto di qualsiasi possibile diminuzione dell’offerta. L’aumento del prezzo del petrolio degli ultimi mesi è stato supportato da un taglio alla produzione da parte dell’Opec e della Russia, insieme a una domanda stabile di carburante legata alla forte crescita economica.

L’impatto eventuale della decisione americana sul prezzo del petrolio dipende da quanto effettivamente saranno stringenti le nuove sanzioni americane sulle esportazioni iraniane. Il segretario del Tesoro americano ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno comprensivi con gli alleati che stanno acquistando energia, petrolio e altri beni dall’Iran, dandogli tra i 90 e i 180 giorni di tempo per interrompere i contratti esistenti con la Repubblica Islamica.

Per quanto riguarda le conseguenze immediate sui tagli alla produzione, secondo la società di ricerca, Energy Intelligence, si attende una diminuzione delle esportazioni di greggio da parte dell’Iran pari a 540.000 barili al giorno nell’ultimo trimestre del 2018 e di 690.000 barili al giorno a metà del 2019. Tuttavia, secondo Paul Sheldon della S&P Global Platts, società leader del rating nel settore energetico, la riduzione potrebbe non superare i 200.000 barili al giorno nell’ultimo trimestre dell’anno corrente. Sheldon ha inoltre aggiunto che “l’applicazione unilaterale delle attuali sanzioni sarà molto più complessa rispetto all’applicazione delle misure multilaterali implementate del 2012”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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