Armenia: Pashinyan primo ministro

Pubblicato il 8 maggio 2018 alle 15:01 in Armenia

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L’Assemblea nazionale dell’Armenia ha eletto primo ministro Nikol Pashinyan, leader dell’opposizione.

Dopo la bocciatura del 1 maggio scorso, quando solo 45 deputati su 105 avevano sostenuto la candidatura del leader oppositore, Pashinyan è stato eletto in seconda votazione. La candidatura di Pashinyan è stata proposta dai partiti Elk, Blok Tsarukyan e Dashnaktsutiun (o Federazione Rivoluzionaria Armena, il più antico partito politico dell’area, fondato nel 1890), ed è stata appoggiata da 59 deputati, 47 delle tre formazioni e 12 del Partito Repubblicano Armeno, al potere dal 2007. I voti contrari sono stati 42, tutti del Partito Repubblicano.

Pashinyan ha guidato nelle scorse settimane le proteste contro la nomina dell’ex presidente Serzh Sargsyan alla guida del governo. Sargsyan, presidente dal 2008 sino al 9 aprile scorso, era stato scelto dal Partito Repubblicano come primo ministro nonostante avesse ripetutamente promesso di non ambire all’incarico. La riforma costituzionale varata nel 2015, inoltre, fa del primo ministro la figura di riferimento della politica armena, avendo notevolmente ridotto i poteri presidenziali. 

Il 13 aprile a Erevan e in altre città della repubblica transcaucasica sono iniziate le proteste guidate da Pashinyan. I manifestanti hanno annunciato l’inizio della “rivoluzione di velluto” e lo scorso 23 aprile Sargsyan si è dimesso annunciando al paese “Nikol Pashinyan aveva ragione e io torto”. Le manifestazioni sono proseguite mentre i partiti negoziavano l’elezione di un nuovo premier, grazie alla mediazione del presidente Armen Sargsyan (nessuna relazione di parentela con il predecessore) che si è anche recato personalmente in piazza a parlare con i dimostranti, accolto da applausi.

La mancata elezione di Pashinyan il 1 maggio aveva lasciato temere il peggio, con aeroporti, metropolitane e arterie principali bloccate dai manifestanti. Poche ore dopo, tuttavia, lo stesso Pashinyan aveva chiesto ai dimostranti di interrompere i blocchi avendo ottenuto l’accordo dei deputati repubblicani.

Le proteste contro l’attaccamento al potere dell’ex presidente Sargsyan sono rapidamente diventate manifestazioni contro la gestione economica del paese, in mano a pochi oligarchi. La crescita economica, superiore al 7,5% nel 2017, non ha ricadute sulla popolazione, tanto che negli ultimi 10 anni la popolazione che vive in condizioni di povertà è aumentata dal 25% al 26.5% del totale.

Non è un caso che le linee guida del nuovo premier siano organizzare elezioni libere e democratiche una volta varate misure che limitino la partecipazione diretta degli oligarchi in politica.

Le manifestazioni in Armenia non hanno avuto accenti anti-russi, Mosca rimane un partner fondamentale per la repubblica postsovietica e Pashinyan si è premurato di ricevere una delegazione di deputati russi per spiegare le proprie posizioni. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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