Yemen: truppe americane al confine con l’Arabia Saudita

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 11:05 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le truppe dei berretti verdi americani, le Forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti, sono state stanziate al confine tra lo Yemen e l’Arabia Saudita nel dicembre 2017, con il compito di aiutare a localizzare e distruggere i nascondigli in cui vengono tenuti i missili degli Houthi.

Secondo quanto rivelato da un report pubblicato dal quotidiano americano New York Times, i soldati delle operazioni speciali americane si troverebbero all’interno del territorio saudita, al confine con lo Yemen, ma non ci sarebbero prove del fatto che abbiano attraversato il confine. Il loro compito sarebbe quello di aiutare le controparti saudite a localizzare le postazioni dei ribelli e a distruggere i missili di cui sono in possesso gli Houthi.

Il report, che si basa sulle testimonianze di ufficiali americani e diplomatici europei, ha riferito che le truppe degli Stati Uniti starebbero addestrando le forze saudite, al fine di garantire la sicurezza dei confini, dal momento che, negli ultimi mesi, Riad ha assistito a un aumento del numero di attacchi missilistici lanciati dagli Houthi all’interno del suo territorio nazionale. Oltre a ciò, le truppe saudite starebbero lavorando a stretto contatto con gli esperti di Intelligence americani nel territorio di Najran, che si trova nel sud dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen.

Il primo attacco degli Houthi contro il territorio saudita era avvenuto il 4 novembre 2017, quando gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale dell’Arabia Saudita. Le forze della coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, avevano tempestivamente intercettato il razzo, che era stato dirottato in una zona disabitata a est dell’aeroporto. L’episodio più grave si era verificato nella notte tra il 24 e il 25 marzo, quando i ribelli yemeniti avevano lanciato 7 razzi contro il Regno, causando la morte di una persona. Negli ultimi mesi, gli attacchi degli Houthi si sarebbero intensificati come segno di vendetta nei confronti dei bombardamenti della coalizione araba in Yemen. L’ultimo lancio di missili contro il territorio saudita è avvenuto il 28 aprile, quando Riad ha intercettato 4 missili balistici, sparati dal territorio dello Yemen contro la città di Jizan, situata nel sud dell’Arabia Saudita. L’attacco era stato condotto poche ore dopo che un raid della coalizione aveva colpito la città yemenita di Sanaa, causando la morte di almeno 40 ribelli.

In merito alla presenza delle forze speciali americane all’interno del territorio saudita, da parte sua, il Pentagono non ha specificato quali truppe sarebbero state schierate nel Paese. In questo contesto, il portavoce militare del Pentagono, il maggiore Adrian Rankine-Galloway, ha dichiarato che “il supporto limitato, come la condivisione dell’Intelligence, che non riguarda il combattimento, si concentra sull’assistenza ai partner nel rendere sicuri i loro confini dagli attacchi transfrontalieri degli Houthi”. Secondo quanto riferito da Rankine-Galloway, l’assistenza americana alla coalizione araba, a guida saudita, sarebbe limitata al rifornimento di aeromobili, logistica e condivisione dell’Intelligence.

Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, la notizia della presenza dei berretti verdi al confine tra Arabia Saudita e Yemen dimostrerebbe un aumento del coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Yemen. Washington aveva intrapreso la politica di sostegno militare e di intelligence nei confronti della campagna saudita in Yemen sotto l’amministrazione Obama. Il 25 marzo 2017, la Casa Bianca aveva comunicato che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la coalizione araba, attraverso la pubblicazione di una dichiarazione nella quale si leggeva: “Il presidente Obama ha autorizzato la fornitura di supporto logistico e di intelligence alle operazioni militari guidate dal Consiglio di Cooperazione del Golfo”. La base legale che aveva giustificato l’intervento americano nel conflitto yemenita era l’Autorizzazione dell’uso della forza militare (AUMF), che consentiva “l’uso della forza” contro tutte “le nazioni, le organizzazioni e le persone che si ritiene abbiano pianificato, autorizzato, commesso o sostenuto gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”. Successivamente, l’8 ottobre 2016, Washington aveva fermato la vendita di armi che potessero essere impiegate nel conflitto in Yemen, dal momento che l’Arabia Saudita le aveva utilizzate per bombardare i civili, mentre questi partecipavano a un funerale, causando la morte di 150 persone e il ferimento di altre 600.

La posizione degli Stati Uniti nei confronti della vendita di armi all’Arabia Saudita è nuovamente cambiata con l’insediamento del nuovo presidente, Donald Trump. Trump ha ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, che considera il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, il presidente americano ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari. Più recentemente, il 22 marzo, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver approvato un contratto per la vendita di armi del valore di circa 670 milioni di dollari.

Il 7 novembre 2017, il Congresso americano aveva annunciato di aver valutato un progetto di risoluzione che prevedeva la fine del sostegno militare e di intelligence alla coalizione araba, a guida saudita, nella guerra contro le milizie degli Houthi in Yemen. Il 13 novembre, il Congresso aveva cambiato l’oggetto del progetto di risoluzione in “miglioramento delle capacità militari di colpire l’obiettivo”.

Oltre al sostegno della coalizione araba all’interno della guerra in Yemen, gli Stati Uniti sono impegnati in un’operazione contro Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), un’organizzazione terroristica islamista, affiliata ad Al-Qaeda, particolarmente attiva nel Paese. Il gruppo, considerato da Washington il ramo più pericoloso di Al-Qaeda a livello mondiale, è responsabile della pianificazione di numerosi attacchi terroristici contro obiettivi occidentali, tra i quali l’attentato contro la sede di Charlie Hebdo, che ha colpito Parigi il 7 gennaio 2015. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.