UE: aumento delle emissioni di anidride carbonica nel 2017

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 17:03 in Europa

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L’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, Eurostat, ha dichiarato in un comunicato stampa, emanato venerdì 4 maggio, che le emissioni di anidride carbonica derivanti dal consumo di carburanti fossili nel territorio dell’Unione sono aumentate del 1,8% nel 2017, rispetto all’anno precedente. L’Eurostat ha aggiunto che la riduzione delle emissioni di gas serra, ritenute tra le maggiori responsabili del cambiamento climatico, rimangono una sfida per l’Unione e i suoi Paesi Membri.

L’impennata delle emissioni, dovute al consumo di carburanti fossili, è stata notevole, arrivando all’1,8% in più rispetto al 2016. A Malta e in Estonia, l’aumento delle emissioni ha raggiunto la doppia cifra. Al contrario, la Finlandia e la Danimarca sono i Paesi Membri in cui l’impegno per la riduzione delle emissioni è stato più significativo. La Germania invece, che è l’economia più grande dell’Unione e che dipende dal carbone ancora per circa il 40% della sua produzione elettrica,  ha mantenuto le sue quote di emissione di gas serra praticamente invariate.

L’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, firmato il 12 dicembre 2015, è in linea con la politica ambientale dell’Unione Europea. Essa ha tra le sue priorità la riduzione delle emissioni di gas serra e l’adattamento dei Paesi Membri agli effetti inevitabili del cambiamento climatico.

L’Accordo di Parigi ha come scopo principale quello di mantenere l’innalzamento della temperatura globale “molto al di sotto dei 2 gradi Celsius”.  Il blocco dell’Unione Europea, nello specifico, prevede di ridurre le proprie emissioni di carbonio del 40% rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030, mentre, entro il 2040, il calo complessivo dovrà essere del 60% rispetto alle emissioni del 1990.

Il 1 giugno 2017, gli Stati Uniti si sono formalmente ritirati dall’accordo internazionale sulla lotta al cambiamento climatico. Nonostante ciò, le procedure burocratiche non consentono un’immediata uscita effettiva degli Stati Uniti dall’Accordo. Soltanto nel novembre del 2020 sarà possibile concludere il procedimento. Tale data coinciderà con le prossime elezioni presidenziali americane. Questo tempismo lascia presagire, secondo l’agenzia di stampa Agi, che il tema della lotta al cambiamento climatico e della partecipazione statunitense all’Accordo di Parigi sarà parte del dibattito elettorale e che ci sarà margine per ripensamenti in proposito. 

Nella medesima conferenza stampa del 1 giugno 2017, Trump ha affermato che “gli Stati Uniti interromperanno tutta l’attuazione dell’accordo non vincolante di Parigi”, includendo il rispetto dei target per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e il taglio al finanziamento del “Fondo verde per il clima” delle Nazioni Unite. 

L’Unione Europea è determinata a salvare le sorti dell’Accordo di Parigi, dopo l’uscita degli Usa. La reazione più dura alla decisione di Trump è arrivata proprio dall’Unione Europea. In questo contesto, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, in carica dal 1 novembre 2014, ha affermato, in un discorso tenuto al Parlamento Europeo il 14 giugno 2017, che la mossa statunitense costituisce un “grande errore”. Ha poi aggiunto: “Non è un bene che gli Usa si ritirino dalla scena mondiale, ma sia chiaro che il vuoto lasciato sarà riempito”.

Anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in carica dal 20 gennaio 2009 al 20 gennaio 2017, ha duramente criticato Trump, accusandolo di voltare le spalle al futuro. Jeff Immelt, amministratore delegato della General Electric, una delle più grandi multinazionali americane, ha poi esortato l’industria statunitense ad assumere la guida della lotta al cambiamento climatico, a prescindere dalla linea d’azione politica decisa dal governo. Da parte sua, il portavoce del governo russo, Dimitri Peskov, ha infatti affermato che: “La Russia dà grande importanza all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ma va da sé che la sua efficacia viene ridotta senza i suoi attori chiave”, come riporta l’Agi.  

Se è vero che la crisi finanziaria del 2008 ha avuto, tra i suoi effetti, quello di frenare l’attività industriale europea e statunitense, la recente ripresa economica è stata accompagnata da un aumento delle emissioni di anidride carbonica negli stessi Paesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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