Israele trasferisce la gestione dei servizi elettrici all’Autorità Palestinese

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 8:30 in Israele Palestina

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La società di servizio pubblico israeliana, la Israel Electric Corporation, trasferirà buona parte della gestione della fornitura elettrica all’Autorità Palestinese, nel contesto di un accordo da 775 milioni di dollari. Secondo il quotidiano israeliano Jerusalem Post, questo rappresenta un passo decisivo verso una maggiore autonomia dei Territori Palestinesi nella gestione dei propri affari.

La Israel Electric Corporation ha firmato l’accordo con l’Autorità Palestinese il 1 maggio, impegnandosi, in collaborazione con le istituzioni palestinesi, a costruire quattro centrali elettriche ad alta tensione. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, buona parte dei tre milioni di Palestinesi che vivono in Cisgiordania ricevono l’elettricità da centrali israeliane, con l’eccezione di una piccola area intorno alla città di Gerico, dove invece la fornitura elettrica arriva dalla Giordania. La Giordania ha perso il controllo diretto della Cisgiordania e di Gerusalemme a seguito della guerra dei sei giorni del 1967, ma ha mantenuto influenza sui Territori Palestinesi, soprattutto nella valle del fiume Giordano, dove si trova la città di Gerico.

Il ministro delle Finanze israeliano, Moshe Kahlon, ha promosso l’accordo e lo ha definito un “passo storico” che si ritiene possa portare a un’ulteriore svolta diplomatica nei rapporti tra Israele e palestinesi. “Rafforzare la cooperazione economica tra Israele e l’Autorità Palestinese è prima di tutto nell’interesse della sicurezza israeliana”, ha affermato Kahlon, il quale ha aggiunto che “l’accordo garantirà future entrate alla Israel Electric Corporation e rafforzerà la solidità finanziaria della compagnia. Mi congratulo con i negoziatori per aver completato la missione”.

L’accordo prevede che l’Autorità Palestinese ripaghi un debito alla società di servizio israeliana pari a 915 milioni di NIS, equivalente a circa 253 milioni di dollari americani. Sono previsti meccanismi di garanzia collaterali pensati per evitare scontri, che sono stati comuni in passato, sulle modalità di rimborso dei crediti israeliani da parte delle istituzioni palestinesi. Stando al quotidiano finanziario israeliano Globe, la società di servizio israeliana aveva riscontrato difficoltà nella riscossione dei debiti accumulati da clienti palestinesi e si era vista negare la possibilità di tagliare le forniture di energia agli insolventi a causa dell’intervento della Alta Corte di Giustizia israeliana. Dopo l’implementazione dell’accordo, la società elettrica israeliana venderà energia alla Palestinian Electricity Transmission Company che la distribuirà attraverso le quattro future centrali palestinesi.  Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese WAFA, i nuovi impianti elettrici saranno situati nelle città di Jalama, Nablus, Ramallah e Tarkumiya.

“L’accordo favorisce quella che sarà una nuova realtà nel settore energetico palestinese, riducendo le possibilità di restrizione della fornitura elettrica e rafforzando la stabilità economica”, ha dichiarato il direttore generale del Ministero delle Finanze palestinese, Shai Badad. “Tariffe eque per l’elettricità fornita alla popolazione palestinese permetteranno di inaugurare una nuova era nelle relazioni economiche tra le due parti”. Dal punto di vista israeliano, secondo quanto affermato dal ministro per l’Energia, Yuval Steinitz, i palestinesi potranno adesso facilmente modernizzare le loro obsolete reti elettriche e cominciare a responsabilizzarsi nella gestione dei propri affari.

L’accordo sull’elettricità arriva a seguito di tre anni di negoziazioni tra Kahlon ed il primo ministro dell’Autorità Palestinese, Rami Hamdallah. Agli incontri hanno partecipato anche il Coordinatore delle Attività Governative nei Territori (COGAT), una sezione dell’esercito israeliano che amministra la Cisgiordania, il ministro palestinese agli Affari Civili, la Israel Electric Corporation e la Palestinian Electricity Transmission Company. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa WAFA, l’accordo diminuirà le tariffe pagate dai palestinesi, che saranno pari al prezzo dell’energia nella grande distribuzione.

L’accordo sarà effettivo esclusivamente in Cisgiordania, a causa della divisione tra Fatah, la fazione politica palestinese che amministra la Cisgiordania, e Hamas, che invece governa nella Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, “Gaza continuerà a soffrire dei continui black-out e della fornitura elettrica drasticamente limitata”. Al momento, ai residenti della Striscia di Gaza viene fornita energia elettrica per un massimo che va dalle sei alle otto ore al giorno.

Occorre ricordare che in seguito alla vittoria di Hamas nell’enclave di Gaza, dal giugno 2007, Israele aveva imposto un blocco terrestre e aereo su tale territorio e che, dalla primavera del 2017 fino al gennaio 2018, nella zona era stato imposto un blocco sull’energia elettrica. Il blocco era legato agli scontri tra l’Autorità Nazionale Palestinese e Hamas, per il controllo della Striscia di Gaza, che dal giugno 2007 è governata da Hamas. L’aumento da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese delle imposte sul carburante nell’enclave costiera, aveva portato a una diminuzione dei pagamenti a Israele, che è risultata in una riduzione delle importazioni elettriche nella Striscia di Gaza pari al 40 per cento. A farne le spese sono stati gli abitanti di Gaza che, per mesi, hanno avuto accesso all’energia elettrica per due sole ore al giorno, una situazione condannata dalle Nazioni Unite.  Il 3 gennaio 2018, il blocco dell’elettricità era stato revocato.

Recentemente, il Cairo sta assumendo un ruolo sempre più importante nel conflitto israelo-palestinese e nel contesto della crisi elettrica a Gaza, si è verificato un riavvicinamento tra Hamas e l’Egitto. Ciò rappresenta un cambio di rotta da parte del Paese nordafricano. Hamas, infatti, fa parte della Fratellanza Musulmana, che il presidente egiziano al-Sisi combatte con tutte le sue forze, a tal punto da essere giunto al potere, il 3 luglio 2013, attraverso un colpo di stato, rovesciando il governo di Mohamed Morsi, legato alla Fratellanza Musulmana. Il presidente egiziano, Al-Sisi, starebbe fornendo aiuti concreti ad Hamas perché ambisce ad assumere un ruolo di primo piano nel conflitto israelo-palestinese, con una mossa sarebbe strumentale per la propria politica interna. In questo contesto Israele, l’Egitto e Hamas continuano a scontrarsi sulla titolarità del diritto a fornire energia elettrica nell’enclave costale vessata da un embargo parziale durato più di un decennio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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