Armenia: la preoccupazione di Mosca

Pubblicato il 4 maggio 2018 alle 6:02 in Armenia Russia

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Una soluzione di forza nella crisi politica armena, per cui sembrava propendere il leader dell’opposizione Nikol Pashinian, dopo la bocciatura parlamentare del 1 maggio scorso è inammissibile e metterà in dubbio la legittimità dell’elezione del nuovo capo del governo. Si prospetterebbero, infatti, per  l’Armenia gravi conseguenze, anche dal punto di vista della politica estera. È quanto ha dichiarato all’agenzia di stampa RIA Novosti il vicepresidente della commissione Esteri della camera alta del Parlamento russo Vladimir Dzhabarov.

Nikol Pashinian, non eletto premier dal Parlamento di Erevan (45 voti a favore a fronte dei 53 necessari per l’elezione), ha invitato i suoi sostenitori ad una campagna di disobbedienza civile, ha lanciato un appello allo sciopero generale, al blocco di tutte le strade, della metropolitana della capitale e dell’aeroporto Zvarnots di Erevan. 

L’appello di Pashinian ha causato allarme a Mosca, dove si segue con attenzione la crisi armena, a causa dei grandi interessi economici e militari russi nel paese, il più stretto alleato della Federazione nella regione. La protesta, al momento, si concentra su questioni di politica interna ed economica, su tutti l’aumento della povertà nonostante una crescita economica superiore al 7,5%. Sebbene finora non abbia assunto connotati anti-russi, Mosca non vuole farsi cogliere di sorpresa e nei giorni scorsi ha inviato una delegazione di parlamentari a incontrare Pashinian.

“Non si può prendere il potere in questo modo, perché la legittimità di un premier in queste condizione susciterebbe dubbi” – ha dichiarato Dzhabarov, che ha aggiunto: “Questo scenario è gravido di gravi conseguenze per l’Armenia, sia a livello nazionale che in politica estera: Erevan ha molti nemici che non si lasceranno sfuggire l’occasione di trarre vantaggio da questa situazione”.

Secondo il politico russo la situazione in Armenia è inquietante, perché, afferma: “dopo che Pashinian ha esortato alla disobbedienza civile e a bloccare le strade principali, la probabilità di scontri tra la polizia ed i sostenitori del leader dell’opposizione è aumentata notevolmente.” Dzhabarov ha invitato le parti al dialogo ed ha espresso la speranza che alla fine prevarrà il buon senso.

Dopo una giornata di proteste, tuttavia, la sera del 2 maggio scorso, Pashinian ha invitato i suoi sostenitori a interrompere manifestazioni e proteste e a lasciare che metro, aeroporti e circolazione riprenda normalmente. I quattro gruppi parlamentari rappresentati nella camera di Erevan avrebbero infatti trovato un accordo per eleggere premier il leader dell’opposizione in occasione della seconda votazione, prevista per il 9 maggio prossimo.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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