UAE: rafforzata la presenza militare in isola dello Yemen

Pubblicato il 3 maggio 2018 alle 12:10 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nell’isola yemenita di Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden. I locali hanno definito tale mossa una “occupazione” e un affronto nei riguardi del governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale.

Nella serata di mercoledì 2 maggio, tre aerei cargo sono atterrati nell’isola di Socotra, dove avrebbero scaricato soldati, attrezzature militari pesanti, veicoli blindati e carri armati, secondo quanto riferito da ufficiali della sicurezza yemeniti, che hanno preferito rimanere anonimi. Stando ad alcune fonti locali, “circa 100 soldati sono arrivati con i carri armati, i veicoli blindati e le attrezzature militari pesanti. Non appena sono atterrati si sono schierati in tutto l’aeroporto e hanno espulso le forze di sicurezza che erano sul luogo”. Lo “schieramento a sorpresa” non sarebbe stato coordinato con le autorità locali.

Secondo quanto riferito dal quotidiano americano Washington Post, il governo del presidente Hadi sarebbe in disaccordo con gli Emirati Arabi Uniti, che starebbero espandendo la loro influenza nel sud dello Yemen. Il presidente yemenita è stato destituito con un colpo di stato dagli Houthi, i ribelli che combattono per la legittimità al potere, il 22 gennaio 2015, ma è tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

Gli Emirati Arabi Uniti sono formalmente un alleato del governo di Hadi, in quanto sono membri della coalizione araba, a guida saudita, che è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, al fianco del presidente, contro i ribelli yemeniti. Oltre a ciò, sin dall’inizio della guerra civile yemenita, scoppiata il 21 marzo 2015, Abu Dhabi ha addestrato le unità delle forze speciali yemenite, composte da numerosi separatisti, per combattere contro Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), un’organizzazione terroristica islamista, affiliata ad Al-Qaeda, particolarmente attiva nel Paese.

Negli ultimi mesi, gli scontri tra le forze del presidente Hadi e i separatisti avevano aperto un nuovo fronte nella guerra civile yemenita. La battaglia tra le due parti si era intensificata il 28 gennaio e, nel giro di 4 giorni, aveva causato la morte di 87 persone e il ferimento di altre 312. Martedì 30 gennaio, dopo due giorni di combattimenti, i separatisti, fedeli al Consiglio di Transizione del Sud, erano riusciti a prendere il controllo della città di Aden, che si trova sulla costa orientale dello Yemen e si affaccia sul Mar Rosso, relegando il governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, nel palazzo presidenziale della città. Aden era la capitale dello Yemen del Sud, prima che le due aree del Paese venissero unite, il 22 maggio 1990. La città costituisce la sede del governo di Hadi e la capitale de facto dello Yemen, da quando la capitale ufficiale yemenita, Sanaa, era stata conquistata dalle forze dei ribelli il 21 settembre 2014. Più recentemente, l’8 aprile, i separatisti yemeniti erano avanzati nel territorio meridionale dello Yemen e avevano preso il controllo del governatorato di Al-Dali, situato nel sud-ovest del Paese, dopo aver combattuto contro le forze dell’esercito nazionale, causando la morte di un soldato yemenita e il ferimento di altri 20.

Il Consiglio di Transizione del Sud era stato formato il 4 aprile 2017 dal Movimento del Sud, conosciuto anche con il nome di Al-Hirak Al-Janoubi, ovvero un un’organizzazione politica e paramilitare attiva nell’ex Yemen del Sud, che, dal 2007, anno della sua fondazione, chiede l’indipendenza del territorio meridionale del Paese. Dopo lo scoppio della guerra civile in Yemen, nel marzo 2015, le forze separatiste si erano alleate con quelle del presidente Hadi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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