Turchia: Erdogan candidato alle prossime elezioni

Pubblicato il 3 maggio 2018 alle 18:01 in Medio Oriente Turchia

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Il partito al governo in Turchia, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), ha nominato formalmente l’attuale presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, come suo candidato alle prossime elezioni presidenziali, che si terranno il 24 giugno.

Giovedì 3 maggio, tutti i 316 membri del Partito hanno votato all’unanimità la candidatura di Erdogan, il quale sarà sostenuto anche dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP). In questo contesto, il primo ministro turco, Binali Yildrim, ha dichiarato: “Alcune persone possono guardare al microscopio i loro candidate alle presidenziali, ma noi abbiamo già deciso il nostro candidato. Il nostro candidato è l’uomo del popolo. Annunciamo la nomina di Recep Tayyip Erdogan, il protettore degli oppressi, come nostri candidato” e ha aggiunto: “Il 24 giugno è un giorno storico per la Turchia. Elimineremo tutti i piani sporchi contro la Turchia. Abbiamo ancora molto da fare. Abbiamo così tanti grandi progetti per il futuro del nostro Paese”.

Le elezioni parlamentari si sarebbero dovute tenere il 3 novembre 2019. Il 18 aprile, dopo la conclusione di un incontro tra il presidente turco e il leader del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), Devlet Bahceli, alleato del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), il partito al governo, il presidente turco aveva chiesto l’anticipo del voto al 24 giugno. La proposta di anticipare le elezioni era stata già avanzata il giorno precedente, martedì 17 aprile, da Bahceli, il quale aveva dichiarato: “È diventato troppo difficile arrivare al 3 novembre 2019 con stabilità ed equilibrio nelle circostanze attuali, con la Turchia soffocata dalle discussioni sul sistema amministrativo”.

In occasione delle prossime elezioni, la Turchia passerà da una repubblica parlamentare a un sistema presidenziale, nel quale il presidente acquisirà maggiori poteri, tra i quali assegnare i Ministeri, eleggere il vicepresidente e gli alti ufficiali e sciogliere il Parlamento. Tale passaggio amministrativo era stato deciso il 16 aprile 2017, in occasione di un referendum nazionale, che si era concluso con la vittoria del “Sì”, che aveva ottenuto una del 51,3% dei voti, corrispondente a circa 58 milioni di elettori. Il “Sì” era stato sostenuto dal partito di governo, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), fondato da Erdogan, e dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP), il cui supporto parlamentare era stato vitale per la vittoria, i quali sostenevano che i nuovi cambiamenti avrebbero portato stabilità e prosperità in tutto il Paese. L’opposizione, invece, era formata dal Partito Popolare Repubblicano (CHP) e dal partito filo-curdo Partito Democratico dei Popoli (HDP), i quali ritenevano che questo cambiamento avrebbe portato alla nascita di un governo autocratico.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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