Rwanda: Kagame accusa la Corte Penale Internazionale di avere un pregiudizio a sfavore dell’Africa

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 18:11 in Africa Ruanda

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Paul Kagame, il presidente del Rwanda dal 24 marzo del 2000, ha ripetutamente criticato l’operato della Corte Penale Internazionale (CPI) per quello che ha definito un chiaro pregiudizio nei confronti dei Paesi del continente africano. 

Sabato 28 aprile, ad un incontro con il tycoon e filantropo inglese Mo Ibrahim a Kigali, il presidente ha dichiarato: “La Corte si è occupata solo dell’Africa”, mentre avrebbe tralasciato il resto dei Paesi del mondo nell’amministrazione della giustizia.

“Sin dalla sua fondazione, ho sempre detto che le basi su cui la Corte opera sono scorrette in sé e sono anche abusate. Ho detto al mio popolo che questa Corte sarebbe stata concentrata sull’Africa, e non sul suo mandato globale, e nessuno mi ha smentito fino ad ora”, ha detto nello stesso contesto il presidente. 

Kagame ha affermato che “ci sono molti individui, nel mondo, che dovrebbero essere processati dalla Corte” e ha aggiunto: “Alcuni leader di Paesi africani sono sotto processo presso la Corte Penale Internazionale e sono accusati di crimini perpetrati in collaborazione con leader di altri Stati non africani. Questi ultimi, però, non sono stati inclusi nelle indagini”.

Kagame è da tempo un critico accanito della Corte, che, nel 2008, aveva definito una ”istituzione fraudolenta”. Già nel 2013, la sua posizione era stata interpretata come un modo per proteggere gli ufficiali dell’esercito e il presunto supporto che avrebbero fornito ai gruppi di ribelli dello Stato confinante della Repubblica Democratica del Congo. Da parte sua, l’analista politico rwandese, Lonzen Rugira, aveva affermato che le critiche che Kagame rivolge alla Corte farebbero parte dell’agenda politica del presidente e ha aggiunto che: “Kagame crede che debba esserci un meccanismo per ottenere giustizia, per le vittime di genocidi e altri crimini simili, ma tale meccanismo non è assicurato dalla Corte”.

Fino ad oggi, 9 delle 10 indagini della Corte riguardavano Paesi africani, e 5 delle persone condannate venivano dalla Repubblica Democratica del Congo, dalla Repubblica Centroafricana e dal Mali.

La Corte, con sede nei Paesi Bassi, fu fondata dallo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale nel 1998. Il suo scopo era di processare e punire individui accusati di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e di aggressione. Lo Statuto è entrato in vigore soltanto nel 2012, ma negli ultimi anni, alcuni Paesi africani hanno minacciato di tirarsi fuori dalla giurisdizione della Corte. La motivazione addotta dagli Stati africani è che la Corte si concentrerebbe quasi esclusivamente sugli Stati africani, tralasciando il resto del mondo. I singoli Paesi scelgono, con una decisione interna e su base volontaria, se far parte dello Statuto di Roma, e dunque se essere sottoposti alla giurisdizione della Corte. Allo stesso modo, essi possono uscire dallo Statuto quando vogliono. 

 Il Rwanda non fa parte dello Statuto di Roma, e non è quindi suscettibile della giurisdizione della Corte Penale Internazionale.  

Il Rwanda è un piccolo Paese dell’Africa occidentale con 11 milioni di abitanti. Questo Stato africano è stato teatro, nel 1994, di un genocidio che ha portato alla morte circa un milione di persone di fede cristiana. Insieme alla Shoah e al genocidio degli Armeni, quello del Rwanda è stato il più feroce del Novecento.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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