L’Iran risponderà all’aggressione di Israele

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 10:34 in Iran Israele

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L’Iran risponderà alla “aggressione israeliana” nel territorio siriano, secondo quanto annunciato dal presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera, Alaeddin Boroujerdi.

In occasione di una conferenza stampa che si è tenuta martedì 1 maggio a Damasco, il presidente del Comitato parlamentare ha dichiarato: “Risponderemo a qualsiasi aggressione contro l’Iran al momento e nel luogo opportuni” e ha aggiunto: “La presenza dei nostri consiglieri militari in Siria non ha niente a che fare con Israele”, sottolineando tale decisione è stata presa in coordinamento con il governo di Damasco, nel contesto di operazioni militari che includono anche la Russia.

Le dichiarazioni sono state rilasciate il giorno successivo all’incontro tra Boroujerdi e il presidente siriano, Bashar Al-Assad, che si era tenuto lunedì 30 aprile nella capitale siriana. In tale occasione, le due parti avevano discusso la situazione della Siria e le ultime vittorie ottenute dall’esercito governativo, sostenuto da Russia, Iran e milizie sciite di Hezbollah, oltre alla necessità di rafforzare le relazioni strategiche tra i due Paesi e tra i rispettivi Parlamenti nazionali.

Durante la riunione, Al-Assad aveva affermato che “la regione sta attraversando una fase di ridefinizione della mappa internazionale” e aveva sottolineato che l’escalation di attacchi contro la Siria e il fatto che “i Paesi nemici” siano passati a un’aggressione diretta avrebbe “contribuito soltanto ad aumentare la determinazione di Damasco nell’eliminazione del terrorismo, in tutte le sue forme, e nel potenziamento della sovranità nazionale, oltre al diritto di determinare il suo futuro”. Da parte sua, Boroujerdi aveva dichiarato che “il progetto degli Stati Uniti e dei suoi alleati e i loro strumenti nella regione sono stati sconfitti in Siria”, sottolineando che il fallimento della recente aggressione “dimostra la solidità dell’asse di resistenza e del controterrorismo”. Infine, il presidente del Comitato parlamentare iraniano aveva sottolineato che Teheran continuerebbe a essere convinto del supporto nei confronti della Siria, ribadendo la necessità di realizzare una soluzione politica nel Paese, che preservi l’unità e la sovranità del Paese.

Boroujerdi faceva riferimento all’attacco, sferrato da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, contro 3 importanti centri siriani di fabbricazione di armi chimiche che si trovavano nel territorio siriano. Il raid era stato condotto in risposta a due presunti attacchi chimici, che avrebbero colpito il territorio del Ghouta orientale nella notte tra sabato 7 e domenica 8 aprile. In un primo momento, una bomba al cloro era esplosa nella città di Douma, subito dopo, un secondo attacco con “agenti misti”, tra i quali gas nervino, era stato lanciato contro un edificio poco distante, causando la morte di 60 persone. Il governo siriano aveva immediatamente negato la responsabilità dell’attacco. Al momento, sono in corso indagini delle Nazioni Unite per stabilire la responsabilità dell’attacco.

Le dichiarazioni di Boroujerdi in merito alla risposta dell’Iran all’aggressione di Israele sono state rilasciate dopo che, qualche giorno prima, domenica 29 aprile, numerosi razzi avevano colpito alcune basi militari dell’esercito siriano, fedele al presidente Bashar Al-Assad, nei territori di Hama e di Aleppo, causando la morte d almeno 26 persone, di cui la maggior parte iraniane, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Da parte sua, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim aveva negato la notizia della morte di cittadini iraniani nell’attacco del 29 aprile. Al momento, nessuno ha rivendicato la responsabilità del raid.

Nelle ultime settimane, le tensioni tra Israele e Iran sono aumentate in modo considerevole, in particolare dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Qualche giorno più tardi, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Il timore era dovuto al fatto che il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

In questo contesto, martedì 1 maggio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivelato di essere in possesso di 55.000 documenti che costituirebbero “le prove nuove e definitive del programma bellico nucleare iraniano”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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