Facebook contro la propaganda dell’ISIS

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 6:03 in Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Facebook ha annunciato che il suo team, che si occupa di controterrorismo, avrebbe elaborato nuovi strumenti di rilevamento in grado di rintracciare e rimuovere dalla piattaforma contenuti di propaganda legata ai gruppi estremisti, in particolare Al-Qaeda e ISIS.

Secondo quanto riferito dalla vice presidente per la gestione delle politiche globali, Monika Bickert, e dal capo della policy antiterrorismo, Brian Fishman, nel periodo compreso tra il gennaio e il marzo 2018, il social network avrebbe agito su 1,9 milioni di contenuti legati all’ISIS o ad Al-Qaeda, il doppio rispetto al trimestre precedente.

Al momento, i nuovi strumenti di rilevamento impiegherebbero un tempo medio di meno di un minuto per scoprire nuovi contenuti che supportano il terrorismo, dal momento in cui vengono messi online. In questo contesto, la Bickert e Fishman hanno dichiarato: “I gruppi terroristici cercano sempre di aggirare i nostri sistemi, quindi dobbiamo migliorare costantemente. Impariamo da ogni errore, sperimentiamo nuovi metodi di rilevamento e lavoriamo per ampliare il raggio dei gruppi terroristici che monitoriamo”.

In un post, la Bickert e Fishman hanno dichiarato che “agire significa rimuovere la maggior parte del contenuto e aggiungere un avvertimento a una piccola parte, che era stata condivisa per motivi informativi o di contro informazione”. In alcuni casi, interi profili, pagine o gruppi vengono chiusi per aver violato le politiche di Facebook, rendendo i loro contenuti non disponibili. In questo contesto, nel post si legge: “Abbiamo fatto passi importanti nel trovare e rimuovere la loro propaganda velocemente e su larga scala. Non ci illudiamo che il lavoro sia stato fatto o che i progressi siano sufficienti”.

In questo contesto, la Bickert e Fishman hanno ribadito che l’obiettivo della società è quello di rimanere neutrale in merito all’ideologia e alle politiche e ciò significa che, per Facebook, la definizione di terrorismo si può applicare ugualmente all’estremismo religioso e al separatismo violento. In questo senso, i due capi hanno dichiarato: “Riguarda il fatto che utilizzino la violenza per realizzare questi obiettivi”.

All’inizio dell’aprile 2018, anche Twitter aveva riferito di avere sospeso, dal 2015, più di 1 milione di account per “promozione del terrorismo” e di aver iniziato a lavorare per rendere la piattaforma “un posto indesiderato” per esortare alla violenza. Tra il luglio e il dicembre 2017, Twitter aveva sospeso 274.460 account “per violazioni legate alla promozione del terrorismo”.

Sia Facebook sia Twitter stanno affrontando una sfida difficile, dal momento che stanno introducendo un giro di vite contro gli estremisti, che esortano a compiere attacchi violenti, mantenendo, allo stesso tempo, la piattaforma aperta alla possibilità di esprimersi liberamente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.