Armenia: il parlamento boccia Pashinian, si acuisce la crisi

Pubblicato il 2 maggio 2018 alle 15:09 in Armenia Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Parlamento armeno ha respinto la candidatura a premier di Nikol Pashinian. Il leader dell’opposizione e guida delle manifestazioni che hanno costretto l’ex presidente Serzh Sargsyan a rinunciare alla guida del governo è stato bocciato dai deputati di Erevan nella tarda serata del 1 maggio.

Sui 100 deputati che hanno partecipato al voto, 55 si sono espressi contro Pashinian, mentre 45 hanno apportato il loro sostegno al leader dell’opposizione e unico candidato alla guida del governo. Migliaia di persone si sono riunite nel centro di Erevan sin dal primo pomeriggio, in attesa di un voto cruciale per il futuro della repubblica ex sovietica.

Dopo oltre sette ore di acceso dibattito, il Partito Repubblicano Armeno, guidato dall’ex presidente Sargsyan, ha annunciato che i suoi 58 deputati, maggioranza assoluta dell’emiciclo di Erevan, avrebbero votato contro Pashinian, poiché questi non offriva le necessarie garanzie richieste dal partito.

L’assenza di tre deputati repubblicani non è bastata, Pashinian ha inoltre subito la defezione di due deputati in seno ai tre gruppi parlamentari che gli avevano assicurato il voto.

“Una forza politica che dichiara guerra al suo stesso popolo si autodistrugge – ha accusato Pashinian – il Partito Repubblicano come forza politica non esiste più, è un fantasma che blocca la politica armena”.

Nonostante i buoni propositi della vigilia, con i repubblicani pronti a sostenere Pashinian alla guida di un governo di garanzia che avrebbe dovuto condurre l’Armenia a nuove elezioni, il leader dell’opposizione aveva il sentore che la sua elezione non sarebbe andata in porto. Già a metà giornata, dinanzi ai tentennamenti dei repubblicani, Pashinian aveva lanciato un appello agli armeni a scendere in piazza, promettendo uno “tsunami politico” se i repubblicani avessero tentato di “rubare la vittoria.

Nuove manifestazioni sono in corso oggi a Erevan. Intanto, il repubblicano Karen Karapetyan, vice dell’ex presidente e premier Serzh Sargsyan, costretto a dimettersi in seguito alle manifestazioni di piazza e a sua volta primo ministro fino al 13 aprile scorso, rimane alla guida di un governo interino, mentre il presidente Armen Sargsyan (nessuna parentela con il predecessore) cerca di trovare una soluzione negoziata tra i partiti ad una crisi che si fa di giorno in giorno più acuta.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.