Riforma regolamento di Dublino: fronte comune di Italia, Grecia, Cipro, Malta e Spagna

Pubblicato il 30 aprile 2018 alle 12:35 in Europa Immigrazione

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Italia, Grecia, Cipro, Malta e Spagna si sono unite per far fronte comune nell’ambito dei negoziati della riforma del regolamento di Dublino, con l’obiettivo di ottenere un alleggerimento dei flussi migratori per i Paesi di primo approdo. I cinque Stati, a causa della posizione geografica, costituiscono le coste di primo approdo di tutti i flussi migratori che attraversano il Mediterraneo alla volta dell’Europa.

Secondo quanto riporta Ansamed, dal momento che le trattative sulla riforma del sistema di Dublino stanno entrando nel vivo, Roma, Atene, Nicosia, La Valletta e Madrid hanno inviato un documento agli altri Stati membri dell’Unione Europea e alla Commissione, in cui dichiarano di assumere una posizione congiunta, chiedendo che i loro profondi sforzi in ambito migratorio, in quanto Paesi di primo approdo, vengano riconosciuti nel contesto del regolamento di Dublino, al fine di alleviare i pesi procedurali. Il documento, lungo 3 pagine, contiene 13 punti in cui viene sottolineata la necessità di ridurre la responsabilità dello Stato membro di primo ingresso ad un massimo di 2 anni, rispetto ai 10 previsti dalla proposta della presidenza bulgara del Consiglio dell’Unione Europea. Ad avviso dei cinque Paesi, tali modifiche porterebbero un beneficio immediato.

Sono emersi ulteriori dubbi, invece, in merito alla proposta bulgara, avanzata a fine marzo, la quale prevede che la Commissione europea possa proporre al Consiglio di attivare un meccanismo di solidarietà secondo cui i ricollocamenti dei migranti non sarebbero né obbligatori né automatici. Nell’ipotesi in cui uno Stato membro si trovi ad accogliere il 100% di migranti in più rispetto alla “giusta quota”, scatteranno misure come il supporto finanziario e il sostegno rafforzato della Frontex. Se tali iniziative non dovessero essere sufficienti, allora sarebbe possibile ricorrere ad altri meccanismi come il ricollocamento, su proposta della Commissione, ma con decisione finale del Consiglio. Ciò significa l’assenza totale di meccanismi automatici. Al contrario, Italia, Grecia, Malta, Cipro e Spagna mirano a un sistema che sia automatico ed obbligatorio.

Intanto, il 25 aprile, la Commissione libertà civili (LIBE) del Parlamento europeo ha dato il via libera al regolamento che riduce i tempi per la valutazione delle richieste di asilo da 18 a 6 mesi. Il testo, la cui relatrice è Laura Ferrara, del Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 36 voti favorevoli e 12 contrari. Tra i favorevoli ha figurato anche il PD, mentre tra i contrari la Lega Nord. Adesso, la proposta di regolamento dovrà ora essere approvata dall’Europarlamento, per poi passare all’esame del Consiglio.

In seguito alla presentazione del documento dei cinque Paesi, la portavoce della presidenza bulgara, Genoveva Chervenakova, ha dichiarato che la riforma del regolamento di Dublino “è un work in progress”, un lavoro in riscrittura continua, che ha il fine di trovare un giusto equilibrio. La portavoce ha spiegato che il Consiglio sta cercando di mettere insieme tutte le posizioni e le opinioni diverse tra loro, per cercare un giusto equilibrio.

La riforma del Regolamento di Dublino è nata dalla necessità di modificare il sistema di asilo europeo, alla luce della crisi migratoria degli ultimi anni. Secondo i dati della UN Refugee Agency, nel 2015, sono giunti 1.014.973 migranti in Europa via mare, di cui 153.842 sono sbarcati in Italia, mentre 856.723 in Grecia. Nel 2016, dei 324,267 arrivi in Europa via mare, 181.436 si sono verificati in Italia, segnando un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, mentre 169.302 in Grecia. Il rifiuto di numerosi Paesi europei di accogliere le proprie quote di ricollocamento ha messo in gravi difficoltà l’Italia e la Grecia, le quali hanno dovuto addossarsi la gestione degli arrivi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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