Egitto e Francia: votazioni in Libia entro l’anno

Pubblicato il 30 aprile 2018 alle 6:00 in Africa Libia

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L’Egitto e la Francia sono del parere che la Libia debba affrettarsi a garantire le elezioni ora che sono stati registrati “relativi progressi” riguardo alla sicurezza nel Paese nordafricano, ha riferito il portavoce del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Domenica 29 aprile, dopo essersi consultato con al-Sisi e aver reso visita al ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, a Il Cairo, il portavoce egiziano, Bassam Radi, ha affermato che ambo le parti hanno convenuto sulla situazione di “relativi progressi” registrata in Libia negli ultimi mesi. Radi ha poi aggiunto: “Ciò significa che bisogna velocizzare il processo elettorale prima la fine dell’anno corrente, prendendo in considerazione il fatto che la situazione attuale in Libia incide sulla stabilità e sulla sicurezza dell’intera regione mediterranea”. Il portavoce di al-Sisi si riferiva alla recente diminuzione degli scontri tra gruppi armati nelle strade di Tripoli e in altre città libiche, le quali in passato sono state teatro di violenti combattimenti. La speranza delle Nazioni Unite è che un processo elettorale equo e giusto possa contribuire a portare maggiore stabilità nel Paese.

Nel mese di gennaio, un funzionario di lungo corso dell’Onu ha affermato che le Nazioni unite si stanno impegnando affinché sia garantita una campagna elettorale legittima che porti i cittadini alle urne entro la fine del 2018; un elemento positivo, che dà adito alle speranze dell’organizzazione, è l’alto afflusso della popolazione ai centri di registrazione dei voti, dove chi non è munito di documenti deve ottenere un identificativo per potersi poi presentare regolarmente al voto. La riuscita delle elezioni resta tuttavia, allo stato attuale, un obiettivo la cui certezza non è garantita, in quanto il Paese è diviso e frammentato in fazioni militari e politiche in lotta tra loro, e i due governi rivali, uno a Tobruk, l’altro a Tripoli, si contendono il potere dal 2014. Gli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite, a partire da settembre scorso, per emendare un accordo di pace tra le parti stipulato a dicembre del 2015, non hanno finora condotto a risultati concreti.

Il 28 dicembre 2017, le truppe fedeli a Khalifa Haftar, comandante della Libyan National Army (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, nella Libia orientale, hanno definitivamente espulso i militanti islamici da Bengasi. In tale occasione, il comandante Wanis Bukhamada, capo delle forze armate speciali, aveva dichiarato che la città è ormai libera dai terroristi e che non ci sarà più bisogno di operazioni militari nell’area. Haftar è il principale favorito delle elezioni presidenziali incoraggiate dall’Egitto, Paese che sostiene il governo di Tobruk, in opposizione al governo di Tripoli imposto dalle Nazioni Unite e riconosciuto internazionalmente.

In molti distretti della Libia la sicurezza per la popolazione è marginale e lascia a desiderare; il pericolo maggiore sono gli scontri e le violenze che avvengono tra vari gruppi armati, circostanza che ha attirato l’attenzione dell’Onu, da cui sono stati recentemente inviati un numero di diplomatici con l’incarico di analizzare la situazione sul campo.

L’attuale situazione in Libia è caratterizzata dall’instabilità. A seguito dell’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi, alla guida del Paese dal 1969, avvenuta il 21 ottobre 2011, il Paese non ha mai effettuato una transizione democratica. Attualmente, la Libia è divisa e risponde a due governi. Uno, riconosciuto dalla comunità internazionale, è stato creato dalle Nazioni Unite e si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016. L’altro, invece, il cui uomo forte è il generale Haftar, ha come capitale Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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