Stati Uniti: Pompeo in visita in Medio Oriente

Pubblicato il 29 aprile 2018 alle 13:27 in Medio Oriente USA e Canada

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Il neo-segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è giunto in Arabia Saudita, prima tappa del suo tour diplomatico in Medio Oriente, volto a riscuotere consensi in merito all’imposizione di nuove sanzioni sull’Iran. Qui, egli ha sottolineato l’importanza che i Paesi del Golfo facciano fronte comune contro Teheran.

Sabato 28 aprile, sulla pista d’atterraggio dell’aeroporto di Riad, Pompeo è stato accolto con ospitalità dal ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir. Il segretario di Stato americano è giunto a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, nel quadro di un viaggio volto a discutere con i leader dei Paesi mediorientali l’eventualità, auspicata dagli Stati Uniti, di imporre nuove sanzioni su Teheran, e decidere la mossa successiva di Washington nei confronti del trattato sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPO), da cui il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato di voler recedere. Dopo il suo arrivo, durante una conferenza stampa congiunta con il ministro al-Jubeir, Pompeo ha sottolineato l’importanza che i Paesi del Golfo restino uniti contro Teheran, affermando che “l’Iran destabilizza l’intera regione, sostiene le milizie delle guerre per procura e i gruppi terroristici, commercia armi con i ribelli Houthi in Yemen, e infine sostiene il regime sanguinario di  Assad in Siria”. “L’unità dei Paesi del Golfo è indispensabile, e dobbiamo perseguirla”, ha concluso Pompeo. Durante la sua visita, Pompeo – il quale è stato uno dei primi funzionari dell’amministrazione Trump a recarsi nel Paese arabo, quando ricopriva il ruolo di direttore della CIA – si incontrerà con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e con il re Salman.

Brian Hook, un consigliere politico di lungo corso che è sul luogo insieme a Pompeo, ha riferito ai giornalisti che l’intento dei due inviati è spronare tutte le nazioni a unirsi nell’imposizione di sanzioni su individui ed enti collegati al programma missilistico iraniano. Tale manovra, ha spiegato Hook, è già stata discussa ampiamente con i Paesi europei. Il consigliere ha poi affermato che il programma missilistico portato avanti da Teheran sta prolungando la guerra e le sofferenze nel Medio Oriente, minaccia la sicurezza internazionale, gli interessi economici globali, e nello specifico costituisce un pericolo per l’Arabia Saudita e per Israele.
Venerdì 27 aprile, in un intervento pronunciato a Bruxelles, durante un vertice in presenza dei ministri degli Esteri dei Paesi membri della NATO, Pompeo ha affermato che Trump non ha ancora deciso se abbandonare o meno il trattato sul nucleare, tuttavia è improbabile che gli Stati Uniti accettino tale patto se esso non subirà profonde modifiche.

Le mete successive in programma nel viaggio di Pompeo sono Gerusalemme, a Israele, e Amman, capitale della Giordania. Il neo-segretario di Stato americano è stato nominato tale il 26 aprile, appena due giorni prima della sua partenza alla volta dei Paesi arabi.

L’amministrazione Trump è al momento impegnata a riesaminare il ruolo degli Stati Uniti  nella lotta contro il terrorismo dello Stato Islamico, il quale si inserisce nella guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011 e in corso da sette anni. Trump ha esortato i Paesi del Golfo a stanziare fondi e truppe e unirsi a Washington nel tentativo di stabilizzare le aree siriane controllate dall’ISIS e recentemente riconquistate dalle forze governative del Paese, le quali rispondono all’autorità del presidente siriano, Al-Assad. In merito alla situazione di tensione che Pompeo ha auspicato venga risolta nel Golfo, sussiste tuttora un embargo contro Doha. L’Arabia Saudita, insieme agli Emirati Arabi Uniti, al Bahrein e all’Egitto, ha tagliato i propri rapporti commerciali e diplomatici con il Qatar il 5 giugno 2017, accusando il Paese di appoggiare il terrorismo e sostenere le attività militari dell’Iran, le quali fanno sentire i Paesi confinanti a Teheran minacciati dalla sua crescente influenza nella regione mediorientale. Doha ha respinto tali accuse rispondendo che, dal suo punto di vista, i tre Paesi vicini stanno tentando di minare la sua sovranità nazionale. Dal canto suo, Teheran respinge le accuse di sostegno al terrorismo.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran, insieme alla Germania e ai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Esso prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto previsto dalla “sunset clause” contenuta nel JCPOA, tuttavia, il governo di Teheran potrebbe riavviare una parte del suo programma nucleare a partire dal 2025. A partire dal suo insediamento alla Casa Bianca, Trump ha criticato aspramente il JCPOA, definendolo il peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti e minacciando di estromettere il suo Paese dall’elenco dei firmatari, se non verranno apportate opportune modifiche vantaggiose per la sua nazione. La Russia, la Cina, la Germania, il Regno Unito e la Francia, che sono gli altri principali Paesi firmatari oltre a Washington e Teheran, considerano l’accordo come il modo più efficace per impedire all’Iran di sviluppare ulteriormente il proprio arsenale nucleare, e si sono detti molto preoccupati circa l’eventualità che gli Stati Uniti abbandonino il trattato. Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante una recente visita a Washington, ha esortato Trump a non abbandonare il trattato sul nucleare, rassicurandolo con la notizia che un nuovo pacchetto di emendamenti è in corso di revisione da parte di Germania e Regno Unito. L’obiettivo del nuovo accordo proposto da Macron consisterebbe nel bloccare qualsiasi attività nucleare iraniana fino al 2025, impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e contenere l’influenza di Teheran sui principali Paesi del Medio Oriente, quali Siria, Libano, Yemen ed Iraq.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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