Russia: rendere reato le sanzioni americane

Pubblicato il 29 aprile 2018 alle 6:00 in Russia USA e Canada

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Il primo ministro russo, Dmitry Medvedev, sostiene l’idea di rendere le sanzioni imposte a Mosca dagli Stati Uniti un reato penale.

Sabato 28 aprile, durante un’intervista andata in onda sull’emittente televisiva statale russa, Rossiya 1, Medvedev si è detto favorevole a una procedura che mira a rendere un reato penale le sanzioni imposte al Paese dagli Stati Uniti. In tale occasione, gli intervistatori hanno chiesto al primo ministro russo di commentare una presunta proposta di legge giunta alla Duma di Stato – ossia la camera bassa del Parlamento moscovita – in base a cui si potrebbe rendere di fatto un reato penale l’osservanza delle sanzioni statunitensi. Medvedev ha risposto che le restrizioni dettate da Washington mirano a distruggere l’intero sistema sociopolitico del Paese, e al contempo a ferirne l’economia e i singoli cittadini. “Se così stanno le cose, allora la messa in atto di simili sanzioni contro i cittadini del nostro Paese rappresenterebbe un reato penale”, ha commentato il premier russo, aggiungendo che “nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di attuare le sanzioni americane per paura di doverne altrimenti rispondere a livello di responsabilità amministrativa o penale”. Medvedev ha altresì affermato che il governo dovrebbe assistere le imprese russe colpite da suddette sanzioni per assicurarsi che non vengano messi in atto licenziamenti. Cambiando argomento, il primo ministro ha infine reso noto che la Russia sta prendendo in esame alcune possibili riforme come l’innalzamento della soglia dell’età di pensionamento. Facendo poi un commento a titolo personale sulle sue aspirazioni per l’avvenire, Medvedev ha aggiunto che desidera continuare a lavorare ricoprendo un ruolo che possa garantire la massimizzazione dei benefici per il suo Paese.

Il 6 aprile, Washington ha imposto sanzioni su alcune delle più grandi aziende russe e su singoli uomini d’affari del Paese, colpendo di fatto alcuni importanti alleati del presidente, Vladimir Putin, e punendo Mosca, tra le altre cose, per la sua condotta ambigua in occasione della campagna presidenziale americana del 2016, la quale ha scatenato il Russiagate, ossia il sospetto che Mosca abbia interferito nel processo elettorale statunitense. Secondo quanto dichiarato in un comunicato ufficiale del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, Washington ha pertanto imposto sanzioni a 38 tra uomini d’affari, società e funzionari russi. Nella lista spiccano diversi nomi noti, come il presidente del Consiglio di Amministrazione della Gazprom Alexey Miller. In tutto 7 uomini d’affari, 17 funzionari e 14 compagnie, 12 delle quali private. Secondo l’amministrazione statunitense, le ragioni dell’espansione della lista sono riconducibili anche alla situazione in Ucraina, alla crisi in Siria, dove Mosca sostiene il regime del presidente, Bashar al-Assad, e agli attacchi informatici, ma “principalmente agli svariati tentativi della Russia di indebolire la democrazia occidentale”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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