Siria: l’esercito di Al-Assad avanza a sud di Damasco

Pubblicato il 28 aprile 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano sta continuando ad avanzare nell’area a sud di Damasco, l’ultimo territorio vicino alla capitale nel quale sono ancora presenti i ribelli siriani e i militanti dei gruppi estremisti, tra i quali lo Stato Islamico, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa nazionale siriana SANA.

Venerdì 27 aprile, “le unità dell’esercito, sostenute dall’artiglieria e dalle forze aeree, sono avanzate su numerosi fronti” nel sud di Damasco, tra i quali il distretto di Hajar Al-Aswad, “dopo aver rotto le difese dei terroristi”. In questo contesto, l’agenzia di stampa siriana ha dichiarato che l’avanzata avrebbe “inflitto gravi perdite umane e materiali” ai jihadisti.

Dopo la liberazione del Ghouta orientale, avvenuta il 12 aprile, l’esercito siriano, fedele al presidente Bashar Al-Assad, ha iniziato a colpire il territorio a sud di Damasco, che comprende, in particolare, le aree di Hajar Al-Aswad, Qadam e il campo profughi di Yarmuk, nelle quali si troverebbero i soldati dell’opposizione siriana e i militanti di numerosi gruppi terroristici, tra i quali lo Stato Islamico.

Stando alle informazioni riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, nella mattinata di venerdì 27 aprile, l’esercito governativo si sarebbe scontrato con i combattenti dell’ISIS e sarebbe riuscito a riprendere il controllo di “edifici e strade nei distretti di Hajar Al-Aswad e Qadam, dopo averli attaccati all’alba”.

Qualche giorno prima, mercoledì 25 aprile, fonti fedeli a Hezbollah avevano riferito che le forze del presidente siriano avevano liberato un’enclave dei ribelli, situata a nord-est di Damasco. Il 20 aprile, il governo siriano aveva stretto un accordo con i ribelli che si trovavano nella regione orientale di Qalamoun, situata a 40 km a nord-est di Damasco, secondo il quale i soldati dell’opposizione avrebbero potuto lasciare l’enclave in maniera sicura, per dirigersi verso il governatorato di Idlib, nel nord del Paese. L’ultimo autobus era partito dal territorio nella giornata di mercoledì 25 aprile.

In merito alla situazione del governatorato di Idlib, nel quale stanno convergendo tutti i ribelli siriani che hanno lasciato le loro enclave, nel contesto degli accordi con il governo, il 24 aprile, l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, aveva esortato la comunità internazionale a prevenire un nuovo disastro umanitario nel governatorato di Idlib, l’ultima grande roccaforte dei ribelli nel Paese. In questo contesto, de Mistura aveva affermato che Idlib potrebbe costituire il prossimo obiettivo del presidente siriano, nel contesto della guerra contro i ribelli per il controllo del territorio nazionale siriano.

Il territorio costituisce un riparo per i civili e i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare il Ghouta orientale, e ospita i civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramo d’Olivo, avvenuto il 20 gennaio. Il 6 marzo, Ankara aveva annunciato che avrebbe stabilito alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin. Nel governatorato di Idlib si trovano anche i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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