Palestina: aereo israeliano colpisce 6 obiettivi appartenenti ad Hamas

Pubblicato il 28 aprile 2018 alle 12:33 in Israele Palestina

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Un velivolo militare israeliano ha colpito 6 obiettivi nella Striscia di Gaza, venerdì 27 aprile, appartenenti alle forze navali di Hamas. L’attacco è avvenuto in risposta agli attacchi terroristici e ai tentativi di infiltrazione nel territorio israeliano da parte dei palestinesi, secondo quanto dichiarato dall’esercito.

Fonti della Palestina hanno riportato che 4 persone sono state ferite negli attacchi, avvenuti nell’area settentrionale di Gaza.

L’attacco contro le postazioni marittime di Hamas è avvenuto poichè, nella stessa giornata, centinaia di palestinesi si sono riuniti al confine con Israele, scatenando le reazioni dell’esercito israeliano, in uno degli scontri più violenti delle ultime settimane di protesta. L’esercito israeliano sostiene di aprire il fuoco solamente contro coloro che adottano comportamenti violenti o che tentano di distruggere od oltrepassare la barriera di confine con Israele. Tuttavia, alcune fonti palestinesi hanno diffuso video dove le truppe israeliane uccidono dimostranti che non rappresentano una minaccia. Israele ha accusato Hamas di aver modificato i filmati o di averne rilasciato solamente alcune parti. 

Le autorità di Israele hanno espresso la loro preoccupazione riguardo la possibilità di una violazione di massa del confine della Striscia di Gaza. Il leader del gruppo terroristico Hamas, Yahya Sinwar, ha promesso, in passato, che i manifestanti avrebbero “violato i confini e pregato ad Al-Aqsa”, riferendosi al più importante tempio musulmano a Gerusalemme.

Tuttavia, rispetto alle settimane precedenti, il numero di partecipanti alle proteste sembra essere diminuito. All’inizio delle manifestazioni, il 30 marzo, erano presenti circa 30.000 persone, mentre durante l’ultimo venerdì di protesta il numero di persone totali era di circa un decimo rispetto a quella cifra. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, dal 30 marzo le vittime palestinesi sono state 43, mentre i feriti più di 1500.

Le proteste palestinesi si svolgono nel contesto della Marcia del Ritorno, una manifestazione iniziata venerdì 30 marzo, in occasione dell’anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, in cui i palestinesi ricordano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le proteste contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Le manifestazioni dureranno fino al 15 maggio, giorno in cui il popolo palestinese commemora lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui si ricorda l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

L’obiettivo delle manifestazioni è il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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