Israele: denuclearizzazione Corea utile contro l’Iran

Pubblicato il 28 aprile 2018 alle 10:44 in Iran Israele

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La promessa dei due leader coreani di cooperare verso la denuclearizzazione dell’intera penisola dovrebbe conferire al presidente americano, Donald Trump, più potere decisionale nella rinegoziazione del programma nucleare iraniano, ha affermato il ministro dell’Intelligence israeliano.

Nella serata di venerdì 27 aprile, l’israeliano Israel Katz – il quale ricopre sia la carica di ministro dell’Intelligence sia quella di ministro dei Trasporti del Paese – durante un’intervista rilasciata per l’agenzia di stampa Reuters, successiva allo storico incontro tra il leader nordcoreano, Kim Jong Un, e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, si è detto d’accordo sulla decisione raggiunta tra i due diplomatici nel vertice coreano a Seoul, relativa alla completa denuclearizzazione della penisola. Katz ha commentato che, nell’eventualità che un simile sviluppo venga concretamente realizzato, esso potrebbe avere un enorme impatto, in grado di arginare la corsa agli armamenti nucleari che sta avvenendo nel Medio Oriente. Inoltre, il ministro israeliano ha affermato che in quel caso Trump potrebbe esercitare maggiore potere sull’Iran e, forse, convincere l’Unione Europea a non essere “l’anello debole” della coalizione schierata contro Teheran. Katz ha altresì commentato che, secondo lui, è del tutto auspicabile che la Corea del Nord rinunci alle proprie mire nucleari e ne esaurisca le scorte; ciò produrrebbe effetti positivi sulla regione mediorientale, poiché, a suo dire, la zona è connessa agli avvenimenti che si susseguono nella penisola coreana. Approfondendo tale aspetto, il ministro ha spiegato che la connessione tra le due aree appartiene all’ambito missilistico, in particolare in relazione alle tecnologie usate per la costruzione dei missili balistici. Secondo Katz, c’è un’evidente cooperazione tra la regione mediorientale e la penisola coreana nel suddetto settore, e Israele ha molte prove al riguardo. Tuttavia, con un’alzata di spalle, il ministro ha preferito non argomentare tale punto, e ha concluso l’argomento affermando che adesso è il momento di essere molto severi nei confronti dell’Iran, e che, nonostante le capacità nucleari di Teheran siano per il momento ridimensionate, Israele rimarrà con la guardia alta e vigilerà attentamente eventuali sviluppi delle attività iraniane in Siria.

In merito alla situazione in Siria, Katz ha affermato: “Gli iraniani non devono stare in Siria. Non voglio dire, con questo, che il nostro Paese attaccherà ogni singolo soldato di Teheran che si trovi in Siria, ma per quanto riguarda le basi militari, i magazzini di munizioni, le riserve di missili e quant’altro, sì, lo faremo”. Il 9 aprile, un raid aereo ha ucciso 7 Guardiani della Rivoluzione iraniani presso una base siriana. Teheran ha incolpato Israele dell’attacco e ha minacciato vendetta, causando un inasprimento preventivo delle aggressioni israeliane contro gli avamposti iraniani stanziati in Siria. Il governo di Israele, da parte sua, ha risposto che i suoi raid aerei mirano a impedire che le guarnigioni iraniane in Siria si rafforzino ulteriormente in supporto al presidente siriano, Bashar al-Assas, e si uniscano al movimento libanese paramilitare Hezbollah per formare una forte coalizione contro Israele.

Il ministro israeliano ha inoltre affermato che Teheran sta ipotizzando di ricevere scorte di missili altamente avanzati, ma in merito a ciò non sono stati menzionati specificamente i missili S-300, e, a suo dire, “Putin non rifornirà gli iraniani in Siria con gli S-300, poiché questa è la carta principale che sta tenendo in serbo nelle discussioni con Israele, e se consegnerà tali equipaggiamenti all’Iran, cosa avrà in mano poi per continuare le trattative con noi?”. La Russia, che è il principale alleato di Assad, insieme all’Iran, ha promesso di rifornire la Siria con armi altamente avanzate; lo Stato di Israele teme che tra queste vi sia anche il sistema missilistico terra-aria S-300, il quale, a detta degli analisti militari, aumenterebbe le chance che Mosca si impadronisca del controllo aereo sulla regione siriana.

Il 14 luglio 2015, l’Iran, insieme alla Germania e ai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un accordo che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto previsto dalla “sunset clause” contenuta nel JCPOA, tuttavia, il governo di Teheran potrebbe riavviare una parte del suo programma nucleare a partire dal 2025. A partire dal suo insediamento alla Casa Bianca, Trump ha criticato aspramente il JCPOA, definendolo il peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti e minacciando di estromettere il suo Paese dall’elenco dei firmatari, se non verranno apportate opportune modifiche vantaggiose per la sua nazione. La Russia, la Cina, la Germania, il Regno Unito e la Francia, che sono gli altri principali Paesi firmatari oltre a Washington e Teheran, considerano l’accordo come il modo più efficace per impedire all’Iran di sviluppare ulteriormente il proprio arsenale nucleare, e si sono detti molto preoccupati circa l’eventualità che gli Stati Uniti abbandonino il trattato. Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante una recente visita a Washington, ha esortato Trump a non abbandonare il trattato sul nucleare, rassicurandolo con la notizia che un nuovo pacchetto di emendamenti è in corso di revisione da parte di Germania e Regno Unito. L’obiettivo del nuovo accordo proposto da Macron consisterebbe nel bloccare qualsiasi attività nucleare iraniana fino al 2025, impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e contenere l’influenza di Teheran sui principali Paesi del Medio Oriente, quali Siria, Libano, Yemen ed Iraq.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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