Siria: 883 civili uccisi dalla coalizione USA

Pubblicato il 27 aprile 2018 alle 12:47 in Siria USA e Canada

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La coalizione internazionale, a guida americana, che combatte contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, ha riconosciuto la responsabilità dell’uccisione di 28 civili, portando il numero totale delle vittime ad almeno 883, dall’inizio dell’operazione Inherent Resolve.

Stando a quanto si legge in un comunicato della missione, emanato giovedì 26 aprile, la coalizione internazionale ha riferito che i civili sono stati uccisi in 3 incidenti, che si sono verificati nel 2017. Il primo attacco, condotto il 27 aprile 2017, aveva colpito una postazione dello Stato Islamico, situata nel quartiere di Rumaila, a Raqqa, causando la morte di 11 civili. Il secondo raid era stato lanciato il 16 maggio 2017 contro alcuni quartier generali dell’organizzazione terroristica, che si trovavano nella città di Mosul, in Iraq, e aveva ucciso 2 civili. Il terzo attacco aereo aveva colpito un centro mediatico dell’ISIS nei pressi di Al-Mayadeen, nella Siria orientale, causando la morte di 15 civili. Al momento, sarebbero in corso le indagini per verificare la responsabilità della coalizione in altri 476 report sulla morte di civili. 

Secondo quanto riferito dal documento, nel periodo compreso tra l’agosto 2014 e la fine di marzo 208, la coalizione ha condotto un totale di 29.254 attacchi aerei contro i militanti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. In merito all’uccisione di civili, gli ufficiali dell’operazione Inherent Resolve hanno dichiarato: “Le indagini hanno stabilito che, nonostante siano state prese tutte le precauzioni possibili e la decisione di condurre attacchi aerei fosse in accordo con il diritto dei conflitti armati, sfortunatamente, si è verificata l’uccisione di civili”.

Gli Stati Uniti sono entrati nel conflitto siriano nel 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente siriano Bashar Al-Assad, che aveva definito l’intervento americano “illegittimo e illegale”. Inherent Resolve è l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno. La missione americana in Siria era iniziata come un supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

Dopo la sconfitta territoriale dell’ISIS in Siria, annunciata dalla Russia il 7 dicembre 2017, e in Iraq, dichiarata dal primo ministro Haider Al-Abadi, il 9 dicembre 2017, il 30 marzo, il presidente americano, Donald Trump, aveva annunciato che avrebbe richiamato in patria molto presto i circa 2.000 soldati dispiegati dagli Stati Uniti nella Siria orientale e che avrebbe congelato gli oltre 200 milioni di dollari stanziati per le spese militari e logistiche americane nel Paese del Medio Oriente. Tale dichiarazione aveva contraddetto quanto affermato precedentemente dal segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il quale, il 17 gennaio, in un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per aiutare a porre fine alla guerra civile siriana, tenuto presso la Stanford University, aveva dichiarato che le forze americane sarebbero rimaste in alcune aree del Paese per un periodo di tempo indefinito. Tale decisione farebbe parte di una più ampia strategia mirata a prevenire la rinascita dello Stato Islamico, a spianare la strada, a livello diplomatico, all’eventuale allontanamento del presidente siriano, Bashar Al-Assad, e a ridurre l’influenza dell’Iran nella regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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