L’Arabia Saudita verso massicce privatizzazioni

Pubblicato il 27 aprile 2018 alle 8:33 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita prevede di generare tra i 9 e gli 11 miliardi di dollari di introiti, non basati sull’industria del petrolio, entro il 2020, secondo quanto annunciato martedì 24 aprile dal direttore generale del Centro Nazionale per la Privatizzazione e le Public Private Partnership, Turki A. Al Hokail. Il piano fa parte del National Transformation Program 2020, lanciato per preparare le capacità istituzionali necessarie per i più ambiziosi obiettivi del “Saudi Arabia’s Vision 2030”. Il quadro generale è quello di una politica di riduzione della dipendenza saudita dalle esportazioni di oro nero ed è basato sull’attrazione di investimenti stranieri e locali.

Parte di queste entrate deriveranno da vendite di attivi in settori quali l’educazione, la gestione dell’acqua, le telecomunicazioni e la sanità. Alcune di queste vendite avverranno attraverso un’iniziale offerta pubblica di azioni, altre attraverso trasferimenti diretti che garantiranno un’imposizione fiscale differita rispetto ai movimenti. Il resto delle entrate deriveranno invece da accordi di Public Private Partnership (PPP). In questi accordi le società avranno il ruolo di investire nelle infrastrutture e saranno retribuite dal governo per operare per un periodo di tempo determinato nel settore, prima di trasferire eventualmente la gestione allo Stato.

Hokail, ha dichiarato che il governo saudita è disposto a considerare la vendita del 100 percento delle partecipazioni alle aziende statali, ma le decisioni su ciascun accordo dipenderanno dalla domanda di investimenti e dalle condizioni del mercato. Hokail rassicura inoltre i potenziali investitori sugli eventuali dubbi relativi al livello di controllo sui progetti delle società che si trovassero ad operare in Arabia Saudita, come per esempio nell’autonomia che queste avrebbero di assumere e licenziare lavoratori.

“C’è un grande cambiamento nell’economia. Il governo si sta spostando dalla realizzazione di progetti al monitoraggio e alla regolamentazione di questi ultimi”, sostiene Hokail in un’intervista telefonica. Il programma di privatizzazioni mira ad aumentare l’apporto del settore privato alla crescita del PIL saudita, dall’attuale 40 percento ad un futuro 65 percento. Il fine ultimo sarebbe quello di alleggerire la pressione sulle finanze saudite, già provate dai bassi livelli dei prezzi del petrolio. Le autorità di Riad presenteranno entro una settimana un disegno di legge sul quadro relativo alle Public Private Partnership.

Secondo Hokail, le autorità mirano a completare cinque vendite di attivi, 14 Public Private Partnership e quattro esercizi di privatizzazione, intesi come incontri in cui progetti statali sauditi esistenti saranno trasformati in società indipendenti in preparazione ad una possibile futura vendita. Tra i piani in fase di elaborazione c’è la vendita dell’impianto di produzione di energia e di desalinizzazione di Ras Al Khair, quella degli impianti di trasformazione alimentari e delle squadre di calcio. Hokail ha inoltre affermato che le autorità saudite saranno esigenti riguardo l’identità degli investitori e verificheranno a fondo quanto questi ultimi siano interessati a partecipare alla crescita dell’economia del Paese, ad aumentarne il tasso d’occupazione e a sviluppare i talenti locali all’interno delle proprie società private.

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di Redazione

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