Israele minaccia l’Iran

Pubblicato il 27 aprile 2018 alle 6:03 in Iran Israele

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Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman, ha minacciato l’Iran, dichiarando che il suo Stato risponderà a qualsiasi minaccia posta da Teheran. In un’intervista, rilasciata giovedì 26 aprile al quotidiano in lingua araba Elaph, il ministro israeliano ha dichiarato che Israele non è interessato a una guerra, ma pagherà qualsiasi prezzo per prevenire la presenza iraniana in Siria. In questo senso, Liberman ha affermato: “Se l’Iran colpirà Tel Aviv, Israele colpirà Teheran e distruggerà tutte le postazioni militari iraniane in Siria che costituiscono una minaccia per Israele”.

In merito alla situazione dell’Iran, Liberman ha dichiarato che il governo attuale di Teheran starebbe vivendo i suoi ultimi giorni e ha sottolineato che il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, che dovrebbe avvenire il 12 maggio, porterà il Paese al collasso economico. Secondo il ministro israeliano, l’Iran si sarebbe indebolito perché avrebbe speso più di 13 miliardi di dollari in Siria fino a oggi e spenderebbe 2 miliardi di dollari all’anno per Hamas, Hezbollah, il Movimento per il Jihad islamico in Palestina e altri gruppi terroristici.

Riguardo alla presenza iraniana in Siria, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha rivelato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, giovedì 26 aprile, che l’Iran avrebbe reclutato almeno 80.000 combattenti sciiti, che ha addestrato in una base situata a 5 km da Damasco. In questo senso, Danon ha dichiarato: “Quello che potete vedere qui è un centro di reclutamento iraniano in Siria. Ci sono oltre 80.000 combattenti sciiti in Siria sotto il controllo iraniano. È in questa base, situata a circa 5 km da Damasco, che vengono addetsrati a compiere atti terroristici in Siria e in tutta la regione”.

Durante l’intervista, il ministro ha altresì riferito che il Paese ebraico sarebbe impegnato in negoziazioni con alcuni Stati arabi, di cui non ha fatto nomi. In questo contesto, Liberman ha dichiarato: “Le cose si stanno muovendo nella giusta direzione. C’è un accordo sul 75% delle questioni”.

Nonostante Israele non abbia svelato i nomi dei Paesi con cui starebbe collaborando, qualche mese fa, il governo israeliano aveva già svelato di aver intrapreso relazioni segrete con l’Arabia Saudita. Il 19 novembre 2017, il ministro dell’Energia, Yuval Steinitz, aveva dichiarato che sia Israele sia l’Arabia Saudita considerano l’Iran come la principale minaccia in Medio Oriente e che le crescenti tensioni tra Riad e Teheran avrebbero spinto la monarchia saudita e lo Stato ebraico a rafforzare la loro cooperazione per affrontare il nemico comune. Israele e Arabia Saudita temono che l’Iran stia ampliando la propria influenza in Medio Oriente e, in particolare, in Siria. Nel conflitto civile siriano, iniziato il 15 marzo 2011, Teheran è il principale sostenitore delle forze del regime di Bashar Al-Assad, che ormai si trova in una posizione di forza nel Paese. L’Iran è riuscito ad accrescere la propria influenza in Siria non solo nella cooperazione militare, ma in numerosi altri settori, come dimostrano i recenti contratti stipulati tra Teheran e Damasco nel settore economico. Tutto ciò dimostra che l’Iran è penetrato nel territorio siriano in un modo talmente profondo che non potrà essere ignorato dopo la fine del conflitto. Al contrario, Teheran emergerà come principale vincitore. 

Da parte sua, il giorno precedente all’intervista, mercoledì 25 aprile, il vice comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana, Hossein Salami, aveva dichiarato che “l’Iran è in grado di attaccare le profondità strategiche dei suoi nemici e Israele sta vivendo in ansia a causa della presenza di forze islamiche vicino ai suoi confini”, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post.

Nelle ultime settimane, le tensioni tra Israele e Iran sono aumentate in modo considerevole, in particolare dopo che, nella serata di venerdì 13 aprile, l’esercito israeliano aveva riferito che il drone iraniano, che si era infiltrato nello spazio aereo israeliano il 10 febbraio, passando attraverso i cieli della Giordania, sarebbe stato armato con esplosivo e inviato nel Paese per condurre un attacco contro lo Stato ebraico. Più recentemente, il 10 aprile, l’Iran e Israele si sono scambiati minacce reciproche, in merito al raid aereo che, nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 aprile, aveva colpito la base aerea siriana T-4. In questo contesto, il Consigliere della Guida suprema iraniana per le questioni internazionali, Ali Akbar Velayati, aveva definito il raid aereo contro la struttura militare siriana, nel quale sono morti anche alcuni militari iraniani, “un crimine di Israele” e aveva dichiarato che “non sarebbe rimasto impunito”. Da parte sua, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Liberman aveva risposto alle minacce iraniane, affermando che Israele avrebbe fatto tutto il necessario per impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria. Qualche giorno più tardi, il 17 aprile, Israele aveva riferito di essere preoccupato del fatto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana si preparasse a colpire il Paese, in risposta a un raid che era stato condotto contro la base aerea siriana T-4 lunedì 9 aprile. Il timore era dovuto al fatto che il giorno precedente, lunedì 16 aprile, il New York Times, citando fonti militari israeliane, aveva riferito che l’attacco sarebbe stato condotto da Israele.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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