Egitto: Israele mediatore nella disputa per GERD con l’Etiopia

Pubblicato il 27 aprile 2018 alle 17:07 in Africa Egitto

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Secondo quanto riferito dal quotidiano di informazione The New Arab, il governo egiziano avrebbe chiesto a Israele di svolgere il ruolo di mediatore nella disputa in corso con l’Etiopia e il Sudan, riguardo al progetto per la costruzione della diga Grand Ethiopian Rainassance Dam (GERD), nella giornata di mercoledì 25 aprile.

Fonti diplomatiche egiziane hanno affermato di aver incontrato alcuni funzionari del governo di Tel Aviv, esortandoli a sfruttare la propria influenza in Etiopia per assicurare che si tengano ulteriori colloqui sui piani di ripresa della costruzione della GERD. Tale diga, se realizzata, costituirebbe il sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano.

Le fonti, che hanno preferito restare nell’anonimato, hanno dichiarato che il governo egiziano si sarebbe rivolto a Israele solo dopo essersi trovato in una posizione “di svantaggio”, in seguito al rifiuto da parte del governo di Addis Ababa di partecipare a un ulteriore colloquio al Cairo.

Il quotidiano ha riferito che la richiesta di mediazione è arrivata attraverso gli stessi canali di comunicazione tramite i quali Israele aveva chiesto la mediazione egiziana per porre fine alle proteste in corso a Gaza.

Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha dichiarato che l’Egitto continuerà a “difendere gli interessi della sua gente riguardo al Nilo con diversi mezzi”, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli. Il diplomatico ha affermato, inoltre, che il governo egiziano deve ancora ricevere una risposta da Addis Ababa e Khartoum riguardo alla proposta di un meeting tripartito da tenersi al Cairo. L’ultimo incontro sulla costruzione della diga, tenutosi il 6 aprile a Khartoum tra i ministri degli esteri dell’Egitto, dell’Etiopia e del Sudan, si era infatti concluso in un’atmosfera di stallo.

Il progetto era stato avviato nel 2011 dall’Etiopia, con l’obiettivo di attingere dal bacino del Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa l’Etiopia, il Sudan e l’Egitto fino al Mediterraneo e contribuisce ad oltre il 60% dell’acqua che raggiunge l’Egitto. Le autorità del Cairo e di Kharotum temono, per questo, che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche.

Il governo egiziano afferma altresì di possedere “diritti storici” sul fiume, grazie ai due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Il primo, formulato dall’Egitto e dalla Gran Bretagna nel 1929, riconosceva il diritto ai due Paesi di usufruire del fiume. Dopo l’indipendenza del Sudan dalla Gran Bretagna, il Cairo e Khartoum adottarono un secondo trattato nel 1959, tutt’ora in vigore, che garantisce all’Egitto e al Sudan rispettivamente il 75% e il 15% dell’acqua del Nilo. Da parte loro, l’Etiopia e il Sudan si sono opposti ai trattati, rivendicando il diritto di usufruire delle risorse idriche del fiume.

Nel mese di febbraio 2018, il governo etiope aveva chiesto all’Egitto di rinviare temporaneamente i negoziati sulla risoluzione della disputa per la costruzione della diga, per via delle tensioni politiche presenti all’interno del Paese. Pur accogliendo la richiesta, il portavoce del Ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, aveva dichiarato ai media locali che il ritardo sui colloqui non era “nei migliori interessi dell’Egitto”.

Nel frattempo, il Parlamento egiziano ha approvato, domenica 22 aprile, una legge che consente al governo di limitare la coltivazione di colture che necessitano di un grande quantitativo di acqua.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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