Siria: Idlib rischia di diventare la nuova Aleppo

Pubblicato il 25 aprile 2018 alle 19:01 in Medio Oriente Siria

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Almeno 10 civili, tra i quali alcuni bambini, sono stati uccisi in un attacco aereo condotto dalle forze governative siriane contro la città di Maarrat Harma, situata a sud della città di Idlib, secondo quanto riferito da fonti mediche e della protezione civile.

Il raid ha colpito il territorio lo stesso giorno in cui l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, ha esortato la comunità internazionale a prevenire un nuovo disastro umanitario nel governatorato di Idlib, l’ultima grande roccaforte dei ribelli nel Paese.

Secondo quanto dichiarato da de Mistura, a margine di una conferenza con i donatori internazionali che si è tenuta a Bruxelles martedì 24 aprile in partenariato con l’Unione Europea, Idlib, che si trova nel nord-ovest della Siria, costituirebbe il prossimo obiettivo del presidente siriano, Bashar Al-Assad, nel contesto della guerra contro i ribelli per il controllo del territorio nazionale siriano.

Nel suo discorso, l’inviato dell’ONU in Siria ha espresso grande preoccupazione per il futuro di Idlib, che rischia di diventare la prossima Aleppo. Proprio tale città nella seconda metà del 2016 è stata teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie dell’intero conflitto siriano. Lo stesso destino è toccato, in tempi più recenti, al territorio del Ghouta orientale. L’area, conquistata dall’esercito governativo siriano il 12 aprile, era stata posta sotto assedio dalle forze fedeli ad Al-Assad nel dicembre 2012. A partire dal 18 febbraio, i soldati fedeli al presidente siriano avevano stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona avevano reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Gli scontri sono continuati incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche.

In occasione della conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, de Mistura ha dichiarato: “Eravamo e siamo preoccupati per la situazione umanitaria di Idlib, dal momento che Idlib costituisce la nuova grande sfida, con 2,5 milioni di persone. Non crederete che siano tutti terroristi. Sono donne, bambini e civili” e ha aggiunto: “Speriamo che sia un’occasione per assicurarci che Idlib non diventi la nuova Aleppo, il nuovo Ghouta orientale, perché le dimensioni sono completamente diverse”.

Nelle ultime settimane, centinaia di migliaia di siriani si sarebbero rifugiati nel governatorato di Idlib, l’ultimo grande territorio ancora nelle mani dei ribelli, dopo che i civili e i combattenti dell’opposizione presenti nel Ghouta orientale sono stati costretti ad abbandonare il territorio.

Mercoledì 25 aprile, in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, anche il capo della task force umanitaria delle Nazioni Unite per la Siria, Jan Egeland, ha espresso preoccupazione per la situazione di Idlib e, i particolare, per quella che ha definito “l’area gigante di sfollati”, che un’offensiva potrebbe trasformare in una “carneficina”. In questo contesto, Egeland ha dichiarato: “Più della metà dei 2 milioni di persone che compongono la popolazione di Idlib è già stata sfollata, in alcuni casi anche più volte, di conseguenza la fine del conflitto a Idlib deve essere negoziata. Non può esserci una guerra nel mezzo del più grande gruppo di campi profughi e sfollati a livello mondiale”.

Il governatorato di Idlib, che fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, svoltosi nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017, si trova per la gran parte sotto il controllo delle fazioni dell’opposizione che lo governavano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Ciò renderebbe il territorio “un obiettivo legittimo” da colpire per il presidente siriano, impegnato a riprendere il controllo di tutto il territorio nazionale e a combattere il terrorismo, secondo quanto dichiarato dal quotidiano The New Arab

A ciò si aggiunga che il territorio costituisce un riparo per i civili e i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare il Ghouta orientale e che ospita anche i civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramo d’Olivo, avvenuto il 20 gennaio. Il 6 marzo, Ankara aveva annunciato che avrebbe stabilito alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin. Nel governatorato di Idlib si trovano anche i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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