La Turchia critica i suoi alleati

Pubblicato il 24 aprile 2018 alle 6:01 in Medio Oriente Turchia

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In due recenti interviste, il presidente turco Erdogan e l’ambasciatore turco presso l’Unione Europea, Faruk Kaymakcı, hanno criticato Stati Uniti e Unione Europea.

Intervistato il 21 aprile dalla emittente televisiva privata NTV, Erdogan ha affermato che le minacce contro la Turchia arrivano principalmente dagli alleati strategici. “Noi non possiamo acquistare armi dagli Stati Uniti, ma questi ultimi forniscono armi ad organizzazioni terroristiche” ha dichiarato.

Occore ricordare che gli Stati Uniti, il 9 maggio 2017, hanno ordinato l’invio di armi alle People’s Protection Units (YGP), considerato un alleato chiave nella campagna militare contro l’ISIS in Siria. Ankara, invece, sostiene che le YGP siano legate al Kurdistan Workers’ Party (PKK), riconosciuto come organizzazione terroristica dalla Turchia. Tale questione costituisce una fonte di forti tensioni tra i due Paesi da molto tempo. Nonostante l’accordo raggiunto il 16 febbraio da Stati Uniti e Turchia sul ritiro dei combattenti curdi da Manbij e Afrin, la questione continua a costituire una fonte di tensione tra i due Paesi.

Inoltre il 20 aprile, in un’intervista a EURACTIV, Kaymakcı ha criticato il report del 17 aprile della Commissione Europea sui progressi turchi in merito all’entrata nell’Unione Europea. Candidata all’adesione all’Unione Europea dall’ottobre 2005, la Turchia ad oggi non presenta tutti i requisiti necessari per essere accolta all’interno della comunità. Nel report della Commissione Europea viene evidenziato come lo stato di emergenza, instaurato all’indomani del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, permanga tuttora con misure sproporzionate rispetto alle reali necessità. Ne è conseguito che i diritti della popolazione turca vengono violati e che il processo di revisione costituzionale conclusosi con il referendum dell’aprile 2017 è stato inficiato.

L’ambasciatore ha altresì accusato la Commissione Europea di favorire i candidati balcanici, ignorando le difficoltà turche e non fornendo una chiara prospettiva di adesione per Ankara. A suo avviso, il doversi confrontare con l’Organizzazione terrorista Fethullahista (FETÖ), lo Stato Islamico (ISIS), il Kurdistan Workers Party (PKK) e le People’s Protection Units (YPG), riconosciute dalla Turchia come organizzazioni terroristiche, non permette alle autorità di agire normalmente. Da qui la necessità che l’Unione Europea riconosca la situazione problematica nella quale Ankara si trova ad operare.

Secondo Kaymakcı, infine, soltanto con prospettive chiare e soltanto se l’Unione Europea si configurerà come un’ancora, la Turchia potrà attuare riforme più velocemente e recepire l’acquis europeo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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