Accordo sul nucleare: le opzioni dell’Iran

Pubblicato il 24 aprile 2018 alle 8:32 in Iran Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è espresso in favore di quanto dichiarato dal presidente francese, Emmnauel Macron, il quale aveva affermato che non ci sarebbe stato nessun “piano B” in merito all’accordo sul nucleare.

Lunedì 23 aprile, attraverso il suo account Twitter, Zarif ha dichiarato: “Il presidente Macron ha ragione quando dice che non c’è alcun piano B sul JCPOA. È tutto o niente” e ha aggiunto: “I leader europei dovrebbero esortare il president Trump non solo a rimanere nell’accordo sul nucleare, ma, cosa più importante, a iniziare a realizzare la sua parte dell’accordo in buona fede”.

Le dichiarazioni del ministro iraniano fanno riferimento alle affermazioni del presidente francese, il quale, domenica 22 aprile, durante un’intervista rilasciata a Fox News, aveva dichiarato che non ci sarebbe stata alcuna alternativa al patto sul nucleare e aveva esortato gli Stati Uniti a rimanere nell’accordo, dal momento che, al momento, non esisterebbe opzione migliore. Il 12 gennaio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva fissato il 12 maggio come scadenza entro la quale gli alleati europei avrebbero dovuto rinegoziare i termini dell’accordo, pena il ritiro degli Stati Uniti dallo stesso. In merito alla questione, Macron aveva affermato di non essere soddisfatto dell’accordo, ma aveva sottolineato che, al momento, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) avrebbe il compito di evitare che la situazione si evolva sulla falsa riga di quella della Corea del Nord.  

Il 14 luglio 2015, l’Iran, insieme alla Germania e ai 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un accordo che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Fin dalla propria campagna elettorale, Trump ha definito il patto “un disastro”, affermando di volerne uscire al più presto. Il13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. L’Unione Europea si è subito schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro alla decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018 ha deciso di certificare l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”, fissando il 12 maggio come termine ultimo entro il quale i leader europei devono risolvere i “terribili difetti dell’accordo”, pena la fuoriuscita degli Stati Uniti dal patto.

Già il giorno precedente alla pubblicazione del tweet, domenica 22 aprile, in occasione di una conferenza stampa, che si era tenuta a New York, Zarif aveva ammonito gli Stati Uniti sulle conseguenze del ritiro dall’accordo sul nucleare. In tale occasione, il ministro degli Esteri iraniano aveva dichiarato: “Se vogliono uccidere il patto, hanno questa opzione, ma devono affrontarne le conseguenze” e aveva aggiunto: “È pericoloso essere arroganti, molto pericoloso”. Secondo quanto affermato da Zarif, gli Stati Uniti tenterebbero di sabotare l’accordo già da 15 mesi, bloccando i rapporti economici con l’Iran. In questo contesto, il ministro ha riferito che Teheran avrà 3 opzioni, nel caso in cui Washington si ritiri dal patto. La prima opzione consiste nel ritiro dell’Iran dall’accordo e nella ripresa delle attività di arricchimento dell’uranio. In questo contesto, Zarif ha dichiarato: “L’America non dovrà mai temere che l’Iran produca una bomba nucleare, ma continueremo nell’arricchimento del nucleare”. La seconda possibilità è presentare un reclamo a una commissione stabilita per giudicare le violazioni dell’accordo, secondo i termini previsti dal patto. L’obiettivo, secondo il ministro iraniano, sarebbe quello di “portare gli Stati Uniti a un accordo”. La terza opzione è quella più drastica e consiste nel ritiro dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare del 1970, un accordo internazionale sulle armi chimiche basato su tre principi, ovvero il disarmo, la non proliferazione e l’uso pacifico del nucleare. In merito a questa possibilità, Zarif ha dichiarato: “L’Iran è unito. Gli Stati Uniti non hanno fallito solo nel compiere la loro parte, ma chiedono ancora di più. Stanno dando un messaggio molto pericoloso al popolo dell’Iran, ma anche ai popoli del mondo, ovvero che non si dovrebbe mai stringere un patto con gli Stati Uniti, perché, alla fine dei conti, il principio che guida gli Stati Uniti è: quello che è mio è mio, quello che è vostro è negoziabile”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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