Yemen: 88 civili uccisi durante un matrimonio

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 16:46 in Medio Oriente Yemen

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Ottantotto civili, la maggior parte dei quali erano donne e bambini, sono stati uccisi in un raid condotto dalla coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, mentre partecipavano a un matrimonio. Tra le vittime vi è anche la sposa.

L’attacco, lanciato dalla coalizione araba nella serata di domenica 22 aprile, avrebbe colpito una tenda nella quale si stava celebrando un matrimonio. La struttura era stata stabilita nel distretto di Bani Qaid, situato nel governatorato di Hajja, nel nord-ovest del Paese, al confine con l’Arabia Saudita. Da parte sua, la coalizione non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito all’accaduto.

Si tratta dell’ultimo episodio di uccisione di civili causato da un attacco della coalizione araba. Venerdì 20 aprile, un raid aereo aveva colpito il territorio sudoccidentale dello Yemen, causando la morte di 20 persone. Precedentemente, il 2 aprile, un attacco della coalizione aveva causato la morte di 12 civili, tra i quali 7 bambini, nella città costiera di Hodeida. L’episodio era stato definito dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) “uno degli attacchi più mortali per i bambini dall’inizio del conflitto in Yemen”, avvenuto nel marzo 2015.

Per tutta risposta, nelle ultime settimane gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro il territorio saudita, come segno di vendetta nei confronti dei bombardamenti della coalizione araba in Yemen. Domenica 22 aprile, Riad ha intercettato due missili balistici che erano stati sparati dai ribelli yemeniti contro il territorio saudita. Il primo aveva colpito un’area desertica, senza causare alcun danno. Il secondo razzo era stato lanciato contro la città di Najran, situata nel territorio meridionale dell’Arabia Saudita, causando un incendio in una fattoria che si trovava nell’area.

La coalizione araba, a guida saudita, è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, al fianco del presidente Rabbo Mansour Hadi, destituito dagli Houthi con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione è accusata di aver più volte violato il diritto internazionale umanitario negli scontri contro i ribelli yemeniti. Il 5 ottobre 2017, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione all’interno della lista nera di colore che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto. In particolare, la coalizione veniva accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali. Oltre a ciò, il 6 novembre 2017, la coalizione aveva deciso di chiudere tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. Tale misura aveva causato numerose difficoltà alle organizzazioni umanitarie, che non riuscivano a distribuire gli aiuti umanitari e medici all’interno del Paese. Il 27 febbraio, il sottosegretario generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, aveva definito le condizioni dello Yemen “catastrofiche” dopo 3 anni di guerra, con una cifra record di 22,2 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto e protezione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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