Il travel ban di Donald Trump alla resa dei conti con la Corte Suprema

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 15:01 in Immigrazione USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo incontro-scontro alla Corte Suprema degli Stati Uniti per le politiche d’immigrazione del presidente Donald Trump è fissato per giovedi 26 aprile, data in cui i giudici si esprimeranno sulla legittimità dell’ultimo travel ban emesso dal leader della Casa Bianca.

Come spiega Reuters, il caso rappresenta un test al limite del potere del presidente. Il bando anti-migranti di cui è stata annunciata una terza versione il 24 settembre 2017, impedisce l’ingresso negli Stati Uniti a persone provenienti da Paesi a maggioranza musulmana quali Iran, Libia, Somalia, Siria, Yemen Corea del Nord e a determinati individui del Venezuela, considerati una minaccia per la sicurezza nazionale. Il 10 aprile il Ciad è stato rimosso dalla lista dagli Stati affetti dal travel ban dopo aver migliorato i propri standard di sicurezza.

La Corte non ha mai deciso in merito alla fondatezza giuridica del travel ban o di altre misure riguardanti le politiche d’immigrazione, incluso il programma Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), noto come il programma dei sognatori volto a proteggere i giovani giunti illegalmente negli USA quando erano ancora minori dalla deportazione. Adottato dall’amministrazione di Barack Obama, tale programma è stato abrogato il 5 settembre 2017.

Il 13 settembre 2017, la Corte Suprema americana si era pronunciata a favore del travel ban mentre il 25 settembre aveva cancellato le audizioni volte a verificare la sua legalità, ma adesso ulteriori risvolti potrebbero portare a nuovi esiti. La maggioranza conservatrice della Corte Suprema ascolterà le argomentazioni sul travel ban giovedì 26 aprile e si pronuncerà entro la fine di giugno.

Alcuni Stati contrari alle mosse del presidente americano sostengono che i diritti dei Paesi interessati dal travel ban siano stati violati e insistono sull’illegalità del provvedimento. Lo Stato delle Hawaii, ad esempio, sostiene che le politiche migratorie di Trump siano troppo rigide. Recentemente il vicegovernatore hawaiano, Doug Chin, ha dichiarato in un’intervista che il travel ban sta allontanando molte famiglie, violando i loro valori ed emarginando molte persone.

Trump, dal canto suo, ha dichiarato che tali misure servono a proteggere gli Stati Uniti dal terrorismo dei militanti islamici. Attraverso Twitter, il presidente ha annunciato che le restrizioni dovrebbero essere più ampie e rigide.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.