L’ISIS minaccia gli Stati arabi

Pubblicato il 23 aprile 2018 alle 11:37 in Iraq Siria

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Il portavoce dello Stato Islamico, Abu Hassan Al-Muhajir, ha esortato i seguaci dell’organizzazione a colpire i Paesi arabi, suggerendo che l’obiettivo del gruppo sarebbe quello di tornare nel territorio di origine, secondo quanto riferito dal quotidiano americano New York Times.

In un audio della durata di circa un’ora, rilasciato domenica 22 aprile, Abu Hassan Al-Muhajir ha criticato i leader dei Paesi arabi, definendoli “apostati”, termine utilizzato dall’organizzazione terroristica per descrivere i musulmani sunniti che si sarebbero allontanati dall’interpretazione estremista dell’Islam promossa dal gruppo. Nel messaggio, il portavoce incita altresì i seguaci dell’ISIS a colpire l’Europa e l’America del Nord.

In merito ai capi di stato arabi, Abu Hassan Al-Muhajir, ha dichiarato che non vi sarebbe alcuna differenza tra combattere i leader di Arabia Saudita, Egitto, Iran e Palestina e “i loro alleati crociati americani, i russi o gli europei” e ha aggiunto che i primi dovrebbero essere trattati anche in maniera più dura, dal momento che “loro sono arabi e sono più accaniti e aggressivi contro l’Islam”. Nell’audio, il portavoce dell’organizzazione ha citato testi della tradizione wahhabbita, una corrente che si basa sull’interpretazione rigida dell’Islam sunnita e sull’interpretazione letteralista del Corano, al fine di spingere a colpire un numero maggiore di musulmani, non soltanto sciiti, ma anche sunniti, secondo quanto riferito dal New York Times.

Durante il suo discorso, Al-Muhajir parla, in particolare, delle elezioni parlamentari che si terranno in Iraq il 12 maggio, definendo “obiettivo legittimo” tutti coloro che collaborano con il governo iracheno. In questo contesto, il portavoce ha dichiarato: “I centri elettorali e coloro che si trovano all’interno sono un obiettivo per le nostre spade. Quindi, state lontani da loro e non camminate vicino a loro”. Già il 9 aprile, due attacchi terroristici avevano colpito la sede di uno dei partiti politici iracheni, situata nel territorio occidentale dell’Iraq, causando la morte di 4 persone e il ferimento di altre 7, tra le quali un candidato alle elezioni. L’attentato non era stato rivendicato ufficialmente, tuttavia, il quotidiano Al-Arabiya, ne aveva attribuito la responsabilità alle cellule dell’ISIS che continuano a nascondersi nel territorio desertico del governatorato di Al-Anbar, liberato dal controllo dell’organizzazione terroristica nel settembre 2017.

In merito agli Stati Uniti, Al-Muhajir ha deriso il presidente americano, Donald Trump, pur non nominandolo esplicitamente. In questo senso, l’uomo ha affermato che l’America avrebbe perso la sua influenza sotto l’attuale amministrazione e ha dichiarato: “Guardatevi, voi malgai, confusi e persi e con i vostri obiettivi sparsi. Siete obbligati a mendicare e a seguire i desideri dei vostri presunti avversari”, riferendosi probabilmente alla Russia.

Si tratta delle ultime dichiarazioni rilasciate dal portavoce dello Stato Islamico da circa 10 mesi. Il 12 giugno 2017, Abu Hassan Al-Muhajir aveva incitato i lupi solitari a colpire l’Europa e la Russia. In tale occasione, l’uomo aveva ricordato le famose battaglie dello Stato Islamico, durante le quali i musulmani avevano avuto la meglio, nonostante fossero in inferiorità numerica. Tale riferimento storico aveva ricordato il discorso pronunciato dal primo portavoce dell’ISIS, Abu Muhammad Al-Adnani, nel 2014, che era divenuto il riferimento degli attentatori che compivano attacchi terroristici in tutto il mondo in nome dell’ISIS.

Il 4 aprile, i membri dello Stato Islamico avevano giurato di nuovo la loro lealtà all’autoproclamatosi califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. Si era trattato del primo giuramento di alleanza pubblico dalla caduta del califfato in Siria e in Iraq, annunciata rispettivamente il 6 e il 9 dicembre 2017. In un comunicato, pubblicato attraverso i loro social media, i membri dell’ISIS avevano dichiarato: “Per esasperare e terrorizzare gli infedeli, rinnoviamo la nostra promessa di lealtà nei confronti del comandante dei credenti e califfo dei musulmani, il mujahid Abu Bakr Al-Baghdadi Al-Hussaini Al-Qurashi, possa Dio avere cura di lui”.

La fine del califfato ha costretto i militanti dell’ISIS a cambiare strategia e il gruppo si è trasformato da un’organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, a una rete terroristica clandestina, sparpagliata nella regione e nel mondo. Oltre a ciò, lo Stato Islamico continua a colpire la Siria, l’Iraq e la Libia, attraverso bombardamenti, agguati e assassinii.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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