Turchia: stato d’emergenza favorisce economia e ostacola terrorismo

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 10:35 in Medio Oriente Turchia

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Il settore terziario dovrebbe rallegrarsi dello stato d’emergenza vigente in Turchia, in quanto esso aiuta a vigilare contro il terrorismo e impedisce ai lavoratori di scioperare, ha affermato il presidente turco, Tayyip Erdogan.

Nella giornata di sabato 21 aprile, in un appello rivolto alla lobby commerciale DEIK, la quale rappresenta il settore privato della Turchia oltremare, Erdogan ha affermato che lo stato d’emergenza danneggia solamente i terroristi, e che è positivo anche in quanto impedisce ai lavoratori di indire scioperi, come quello avvenuto nella città turca di Bursa, che è stato immediatamente stroncato. Si tratta di una lotta contro il terrorismo, ha ribadito il presidente, aggiungendo che, quando sente dire agli imprenditori e agli uomini d’affari che lo stato d’emergenza andrebbe tolto, ciò “ci fa arrabbiare”. Erdogan ha concluso il suo discorso affermando: “Continueremo a estendere lo stato d’emergenza per garantire la pace del nostro Paese, esatto, lo faremo, per la decima volta di fila, se necessario”.

Il parlamento turco, nel corso della settimana conclusasi venerdì 20 aprile, ha votato per prolungare lo stato d’emergenza che vige nel Paese per altri 3 mesi. Si tratta del settimo rinnovo dello stesso, e grazie allo stato d’emergenza, Erdogan e il governo hanno il potere di bypassare il parlamento del Paese, emanando nuove leggi e godendo, in via straordinaria, della capacità di sospendere diritti e libertà fondamentali. Tale prolungamento è stato aspramente criticato tanto dai gruppi umanitari quanto dagli alleati occidentali di Ankara. La lobby commerciale principale del Paese, TUSIAD, ha chiesto a più riprese che venga sospeso lo stato d’emergenza.

Anche le Nazioni Unite hanno lanciato un appello alla Turchia affinché la misura d’emergenza venga sospesa. Nel rapporto emanato martedì 20 marzo, l’Onu ha chiesto al governo di Ankara di “porre fine immediatamente allo stato di emergenza e di ripristinare il funzionamento delle istituzioni e lo stato di diritto” aggiungendo che: “L’alto numero, la frequenza e la mancanza di collegamento di alcuni decreti di emergenza a una minaccia nazionale sembrano indicare che i poteri di emergenza vengano utilizzati per reprimere qualsiasi forma di criticismo o di dissenso nei confronti del governo”. Secondo quanto riferito dall’ente dell’ONU, tale misura avrebbe permesso alla Turchia di violare i diritti umani, con particolare riferimento all’arresto di 160mila persone, al licenziamento di 152mila impiegati statali, la maggior parte dei quali in modo arbitrario, alla tortura dei detenuti e all’interferenza con la magistratura. La Turchia ha risposto a tale appello sostenendo che il documento dell’Onu è pregno di accuse infondate, e che le misure d’emergenza sono necessarie, in vista delle crescenti minacce alla sicurezza del Paese.

Nel mese di gennaio, le autorità turche avevano stroncato sul nascere gli scioperi e le rivendicazioni sindacali dei metalmeccanici nella città nord-occidentale di Bursa, cuore dell’industria automobilistica e della manifattura tessile del Paese. In tale circostanza, il Consiglio dei ministri ha prontamente approvato un decreto per proibire lo sciopero, poiché avrebbe messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Sotto lo stato d’emergenza, scioperi, proteste o manifestazioni di disobbedienza civile possono essere stroncati per ragioni inerenti alla sicurezza del Paese.

Mercoledì 18 aprile, Erdogan ha inoltre chiesto che le elezioni presidenziali e parlamentari, inizialmente previste per il 3 novembre 2019, vengano anticipate al 24 giugno 2018. Tale mossa ha colto di sorpresa l’opposizione, la quale non è ancora adeguatamente preparata a sostenere una campagna elettorale con così poco preavviso. Gli Stati Uniti hanno commentato la decisione del presidente turco affermando di nutrire seri dubbi circa la capacità di Ankara di garantire libere ed eque elezioni mentre è ancora vigente lo stato d’emergenza. La Turchia ha risposto fugando tali dubbi e ritenendoli infondati.

Ankara aveva imposto lo stato di emergenza per la prima volta il 21 luglio 2016, in seguito al fallimento del colpo di stato contro il presidente, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016. L’ultima estensione era stata approvata il 25 gennaio, quando il Consiglio dei ministri turco aveva stabilito che lo stato di emergenza sarebbe rimasto in vigore per il periodo di 3 mesi. La motivazione sarebbe stata il persistere della minaccia da parte della rete dei sostenitori del movimento Gulen, ideatore del colpo di stato del 2016.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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