Palestina: ambasciatore chiede all’Onu di indagare sui crimini di Israele

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 9:22 in Israele Palestina

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L’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, ha richiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di formare una commissione indipendente con l’obiettivo di indagare sui crimini di Israele, incluse le uccisioni e il ferimento dei manifestanti palestinesi nella Striscia di Gaza.

Nella serata di venerdì 20 aprile, Mansour ha spiegato che l’Autorità Palestinese invierà una lista di lamentele nei prossimi giorni al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con l’intenzione di stabilire un comitato investigativo o di creare una missione d’inchiesta. “Sembra che le forze di occupazione di Israele non si fermeranno, non ascoltano nessuno e continueranno con questo massacro” ha aggiunto.

La dichiarazione è giunta in seguito all’uccisione da parte delle forze israeliane, avvenuta venerdì 20 aprile, di 4 palestinesi, incluso un ragazzo di 15 anni, e al ferimento di centinaia delle 10.000 persone riunite al confine con la Striscia di Gaza per manifestare a favore del diritto di ritorno nelle proprie terre. Dall’inizio delle proteste, il 30 marzo, sono stati uccisi 39 palestinesi e, secondo il Ministero della Salute palestinese, i feriti sono stati più di 4000.

La settimana passata, Israele ha dichiarato che avrebbe aperto un’indagine sull’uccisione di un bambino durante le proteste, ma ha continuato, tuttavia, ad aprire il fuoco lungo il confine con Gaza. Mansour ha sottolineato che diversi Stati membri arabi dell’Onu hanno respinto l’idea che Israele apra una sua inchiesta, in quanto non sarebbe credibile, e ha sottolineato la necessità di una indagine indipendente e imparziale.

Ad oggi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha commentato gli eventi nella Striscia di Gaza e gli Stati Uniti, membro permanente dell’organo e alleato di Israele, continuano a bloccare tutte le critiche e le dichiarazioni riguardanti l’uso della forza contro i manifestanti palestinesi disarmati. Per questo motivo, l’Autorità Palestinese ha deciso di rivolgersi al Consiglio per i diritti umani, d’istanza a Ginevra, che in passato ha soddisfatto le richieste palestinesi, approvando 3 missioni d’inchiesta.

All’inizio di aprile, la procuratrice della Corte penale internazionale, Fatou Bensouda, aveva richiesto la fine delle violenze a Gaza, aggiungendo che i territori palestinesi erano stati oggetto di esami preliminari da parte del suo ufficio e che stava monitorando gli avvenimenti nell’area con attenzione. La richiesta era giunta in seguito all’uccisione, da parte delle forze armate israeliane, del fotografo Yaser Murtaja, nonostante egli fosse riconoscibile come addetto stampa.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva in precedenza richiesto l’apertura di “una indagine indipendente e trasparente”.

Le proteste palestinesi si svolgono nel contesto della Marcia del Ritorno, una manifestazione iniziata venerdì 30 marzo, in occasione dell’anniversario dello Yom Al-Ard, il Giorno della Terra, in cui i palestinesi ricordano l’uccisione di 6 cittadini arabi di Israele da parte delle forze di sicurezza israeliane, avvenuta il 30 marzo 1976, durante le proteste contro la confisca dei territori palestinesi nel nord di Israele. Le manifestazioni dureranno fino al 15 maggio, giorno in cui il popolo palestinese commemora lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Nakba, in cui si ricorda l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948, anno della creazione dello Stato di Israele, la cui indipendenza viene festeggiata il giorno precedente, il 14 maggio.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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