Cina: controllo di internet come chiave della stabilità

Pubblicato il 22 aprile 2018 alle 6:00 in Asia Cina

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Il governo cinese intende aumentare il controllo su internet per assicurarsi di realizzare gli obiettivi economici e sociali che si è prefissato, ha affermato il presidente del Paese, Xi Jinping, sottolineando il bisogno di aumentare l’intransigenza verso contenuti online non conformi agli standard del partito al potere.

Nella giornata di sabato 21 aprile, l’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha riportato le parole pronunciate dal presidente Xi, in occasione di una conferenza sulla cyber-sicurezza a Pechino. Durante tale evento, il presidente cinese ha preso la parola per affermare che “senza la sicurezza informatica non può esistere la sicurezza nazionale, né la stabilità economica e sociale, ed è difficile perseguire gli interessi delle masse a livello più ampio”. Xi ha inoltre aggiunto che “non possiamo lasciare che internet diventi una piattaforma di diffusione di informazioni pericolose, capace di creare problemi a partire da voci infondate”.

Sotto il governo di Xi Jinping, la Cina ha visto gradualmente aumentare i controlli e la censura sui contenuti in rete; il presidente è preoccupato di perdere consensi, soprattutto presso la fascia più giovane della popolazione, la quale sta deviando dalle rotte convenzionali della società cinese per aprirsi a una cultura sempre più interconnessa, a partire dalle piattaforme di blogging fino alla diffusione di video online in tempo reale. I legislatori del Paese stanno pertanto effettuando un giro di vite sempre più severo sui contenuti multimediali accessibili su internet alla popolazione. La Cina sta altresì cercando di imporre la sua influenza a livello globale per quanto riguarda la creazione di norme inerenti all’utilizzo di internet e della tecnologia digitale, argomento che ha fatto parlare di sé lungamente, soprattutto per via dello stallo commerciale con gli Stati Uniti e della gara a primeggiare nel settore tecnologico tra Washington e Pechino.

A metà del mese di aprile, gli Stati Uniti hanno vietato le vendite di parti di prodotti informatici e software al fornitore di servizi di telecomunicazioni cinese ZTE, azione che, da quanto ha affermato l’azienda stessa nella giornata di venerdì 20 aprile, minaccia seriamente la sua sopravvivenza sul mercato. La ZTE si avvale infatti di chip americani per produrre gran parte dei propri telefonini smartphone. La vicenda ha scatenato un acceso dibattito in Cina riguardo al ruolo delle tecnologie più avanzate, secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa Xinhua in un rapporto separato di sabato 21 aprile. In tale comunicato, si legge inoltre che, per la nazione, la capacità di mettere a punto tecnologie di alto livello quali i chip in questione è una delle condizioni necessarie per diventare una potenza economica sempre più forte e competitiva sul mercato mondiale.

Luo Wen, il vice-ministro dell’industria cinese, ha affermato che, per quanto il Paese abbia compiuto notevoli progressi nelle aree manifatturiere all’avanguardia quali la messa a punto di veicoli e velivoli elettrici, deve ancora affrontare sfide importanti a causa della mancanza di talenti che eccellano nel settore su scala globale. “Lo sviluppo della fascia più all’avanguardia del nostro settore manifatturiero corre il pericolo di essere frenato e subire una seria battuta d’arresto” ha concluso il vice-ministro.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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